Bancarotte fraudolente, imprenditori e amministratori a giudizio

La bancarotta da tempo è nel mirino della procura piacentina che, in diverse inchieste, ha portato alla luce situazioni in cui centinaia di creditori sono rimasti senza un soldo grazie ad amministratori scorretti che hanno fatti sparire i beni delle aziende coinvolte

L’offensiva contro i reati finanziari, e in particolare le bancarotte fraudolente, arriva davanti ai giudici. Nella mattinata del 22 settembre, c’è stata l’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare nei confronti di quattro persone, mentre martedì ci saranno altri processi davanti al Tribunale collegiale. La bancarotta da tempo è nel mirino della procura piacentina che, in diverse inchieste, ha portato alla luce situazioni in cui centinaia di creditori sono rimasti senza un soldo (con ammanchi di centinaia di migliaia di euro), grazie ad amministratori scorretti che hanno fatti sparire i beni delle aziende coinvolte. E’ un reato questo che crea gravi danni economici alle aziende e, spesso, compromette anche l’occupazione facendo saltare decine di posti di lavoro alla volta.

Finirà davanti ai giudici del collegio, F. C., imprenditore, amministratore della DiFrutt, azienda per il commercio all’ingrosso di frutta e verdura, controllata dalla coperativa Coalpi. Secondo le accuse del sostituto procuratore Roberto Fontana, che ne aveva chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta, C. avrebbe speso 300mila euro, non recuperando i crediti della Coalpi. Inoltre, l’amministratore - la sua DiFrutt era in concordato preventivo - avrebbe disposto per sé rimborsi esagerati e avrebbe anche acquisito un ramo di azienda della Coalpi. Un acquisto fatto senza la dichiarazione di congruità per circa 60mila euro, contribuendo così al “rosso” della storica cooperativa piacentina. Nata nel 1972, la coop di alimentaristi era sorta come gruppo d’acquisto e aveva raggiunto l’apice con i supermercati Sigma, in città, in provincia e anche in Piemonte. Il gruppo Sigma Coalpi, poi, nel 2008, a seguito della crisi, era stato acquistato dal Gruppo reggiano Realco. Colpi era andata in liquidazione volontaria, permettendo così l’acquisizione dei reggiani.

E’ stata, invece, rinviata l’udienza che vede imputati, per bancarotta, S.D. B., di Rho (difeso dall’avvocato Francesca Ruggiero di Napoli), e il caorsano P. M. (assistito dall’avvocato Antonio Trabacchi). Il primo era amministratore di diritto, il secondo amministratore di fatto della Gama srl, azienda edile di Muradolo, fallita nel 2012. Secondo le indagini delle procura, alla data del fallimento mancava la cassa con 200mila euro oltre ad altri 130mila che erano stato registrati in un conto per i fornitori, e la vendita - ritenuta sottostimata rispetto ai prezzi di mercato - dell’immobile a Muradolo per oltre 150mila euro.

La terza bancarotta finita davanti al giudice riguarda un altro piacentino, S.D.. Anche lui era un amministratore della ditta Repulsa, azienda di autotrasporti di Gossolengo, poi dichiarata fallita dal Tribunale nel 2012. Per l’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Campana, l’udienza è stata rinviata. Anche qui, le indagini del pm Fontana hanno portato alla luce una situazione di dissesto. L’imprenditore, accusato di bancarotta, è accusato di non aver tenuto in ordine i documenti e i libri contabili, tanto che la Guardia di finanza non sarebbe riuscita a ricostruire sia lo stato patrimoniale sia il giro di affari dell’impresa. Inoltre, l’uomo è accusato di aver fatto sparire all’estero cinque motrici, un semirimorchio - tutti acquistato in leasing - oltre a un’auto Bmw.

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