Banda del grimaldello bulgaro, in appello pene ridotte di quasi la metà

Otto condanne e un’assoluzione in secondo grado a Bologna. Per tre dei principali imputati caduto il reato di associazione per delinquere finalizzata ai furti

Sono state ridotte in appello, di quasi la metà, le pesanti pene comminate nel marzo di due anni fa alla maggior parte dei membri della banda del “Grimaldello bulgaro”. E per tre di loro, i giudici hanno fatto cadere l’accusa di associazione per delinquere. L’indagine coordinata dalla procura, e condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri, aveva sgominato un gruppo di persone dedite al furto in abitazioni e aziende. Nell’ottobre del 2015, erano scattate le manette per otto persone, altre 19 erano state indagate nel blitz che aveva visto anche 21 perquisizioni e il sequestro di numerosa merce di valore, tra cui abbigliamento, quadri, denaro e preziosi. Il 17 marzo del 2016, il gup Giuseppe Bersani, aveva condannato, su richiesta del pm Michela Versini, dieci persone che avevano scelto il rito abbreviato. Il 15 novembre, la Corte di appello di Bologna, presieduta da Stefano Valenti - procuratore generale Nicola Proto - ha rivisto alcune pene.

Giuseppe Battaglini, condannato a 14 anni e 4 mesi (furto e spaccio) ha visto la pena ridotta a 7 anni e 10 mesi; Antonio Agnelotti, (che era stato condannato a 11 anni e 6 mesi per furto, spaccio) ha visto la pena ridotta a 8 anni; Valeriano Beltrame (8 anni e 8 mesi per furto) è stato condannato a 4 anni e 8 mesi. Elisa Bernabò è stata condannata a due anni (aveva avuto 3 anni e 3 mesi furto). Queste quattro persone sono state difese dall’avvocato Guido Gulieri. La difesa aveva sempre sostenuto che si trattava di fatti singoli e che gli imputati non avevano costituito alcuna associazione. Una tesi riconosciuta dai giudici di Appello.

Cristian Febbrili, difeso dall’avvocato Federico De Belvis (Foro di Reggio Emilia) ha visto la pena ridotta a 6 anni e due mesi (era di 8 anni e 2 mesi per furto e spaccio); Per Pasquale Tortora, difeso dall’avvocato Monica Moschini (Parma) i giudici hanno confermato la pena di 3 anni e 10 mesi per ricettazione. I giudici, però, hanno dissequestrato e restituito a Tortora denaro, quadri, pellicce e altro materiale che gli era stato trovato perché quella merce non risultava  rubata. Condanna confermata anche per Davide Ciapparelli, difeso dagli avvocati Ilio Mocchetti e Fabrizio Conti: 3 anni (ricettazione). Riduzione di pena, invece, per Marisa Daveri condannata un anno e 10 mesi (aveva avuto 3 anni per furto) e difesa dall’avvocato Graziella Mingardi. Piero Gandolfi, difeso da Alessandro Zanelli, era stato condannato a due anni e sei mesi: in appello la riduzione ha portato la pena a un anno. Infine, è stato assolto Giorgio Briggi, difeso dall’avvocato Antonino Rossi, che era stato condannato a un anno e 4 mesi (furto).

Secondo gli investigatori dell'Arma, il gruppo composto di italiani che si avvalevano di una fitta rete di contatti anche albanesi e di insospettabili ricettatori, sarebbe stato responsabile di 47 colpi in abitazioni, negozi, ospedali. I furti sarebbero stati commessi nel Piacentino, ma anche a Lodi, Brescia, Cremona, Pavia, Parma. I carabinieri avevano anche portato alla luce una redditizia attività di spaccio di stupefacenti. Il nome dell’inchiesta deriva da un attrezzo usato dalla banda: il grimaldello bulgaro, uno strumento che permette di ricostruire il profilo della chiave di una serratura a doppia mappa) senza avere la chiave originale e senza smontare la serratura.

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