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Da sinistra Bellomo e Nalin (Foto Gatti)

Da sinistra Bellomo e Nalin (Foto Gatti)

Stalking e lesioni durante il corso di diritto, assolti Bellomo e Nalin

I due magistrati erano finiti a processo dopo le accuse di una studentessa. Assolti con formula piena dal tribunale di Piacenza

Francesco Bellomo, ex giudice del consiglio di Stato, e Davide Nalin, ex pm di Rovigo, sono stati assolti nel pomeriggio di lunedì 16 novembre dal giudice per l’udienza preliminare, Luca Milani. Il pubblico ministero Emilio Pisante, nella precedente udienza, aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi per Bellomo e a un anno e 4 mesi per Nalin. I due imputati sono stati difesi dal professor Vittorio Manes e dall'avvocato Beniamino Migliucci. Bellomo era stato indagato dopo che erano venuti alla luce alcuni comportamenti attuati verso alcune ragazze, e anche ragazzi, che partecipavano ai suoi corsi di preparazione all’esame di magistrato. E tra le stranezze emerse ci sarebbe stato anche un dress code che lui imponeva alle ragazze (minigonnne, tacchi a spillo, rossetto, ma anche il racconto della loro vita sentimentale) che partecipavano ai corsi. E’ questa la seconda assoluzione per l’ex magistrato, dopo quella dell’ottobre 2019 del Tribunale di Milano, per i reati di stalking e violenza privata bei confronti di quattro studentesse. Resta, invece, aperta un’altra indagine a Bari. Nessun commento da Bellomo e Nalin. Il primo si è limitato a dire ai cronisti «vi saluto tutti», mentre il secondo in modo quasi ossessivo ha ripetuto «io non parlo, parlano le sentenze e gli avvocati. Parlano le sentenze del disciplinare e gli avvocati». Il Csm (Consiglio superiore della magistratura), in settembre, aveva assolto Nalin (che era stato trasferito a Bologna) dall’accusa di aver fatto pressioni sulle ragazze per farle rimanere vicine a Bellomo. Bellomo, invece, il 12 gennaio 2018 era stato destituito dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, l’organo di autogoverno dei magistrati del Tar e del Consiglio di Stato.

bellomo nalin sentenza assoluzione 02-2Entrambi gli imputati dovevano rispondere dei reati di stalking e lesioni volontarie nei confronti di una borsista piacentina, di 32 anni, della scuola Diritto e Scienza, dove insegnavano. A far partire l’inchiesta era stata una lettera del padre inviata al Consiglio di Stato. Il coinvolgimento dei due magistrati nell'inchiesta aveva destato scalpore visto che la giovane si era rivolta alla procura di Piacenza denunciando di essere stata insultata, minacciata e sottoposta a interrogatori sulla vita sessuale dai due magistrati. La 32enne era anche finita in ospedale, dopo aver perso molto chili, per oltre un mese. Il gup Milani li ha assolti dalle lesioni volontarie perché il fatto non sussiste - la difesa aveva chiesto la riqualificazione del reato in colposo e, quindi, procedibile solo a querela di parte, che però mancava - mentre è caduta anche l'accusa di stalking, non procedibile perché nel frattempo era stata ritirata la querela, dopo il risarcimento della ragazza.

«Non sussiste il reato di lesioni volontarie - ha dichiarato alla stampa Migliucci, affiancato da Manes - e il giudice ha preso atto che non sussiste nemmeno lo stalking. Si ha quindi una soluzione processuale per lo stalking e l’assoluzione nel merito, cioè perché il fatto non sussiste, per le lesioni. Il processo in primo grado è chiuso». Secondo i difensori, l’assoluzione per le lesioni volontarie non sussiste e dato che non sussiste questo reato, e la ragazza ha rimesso la querela per stalking, il reato è improcedibile e il giudice non è entrato nel merito. Migliucci e Manes hanno anche ricordato come «un perito aveva detto che non si può escludere che la causa del disagio fosse l’interruzione del rapporto affettivo e gli insuccessi all’esame per la magistratura. E già questo pone dubbio. Abbiamo chiesto di considerare il reato di lesioni come colposo perché l’ansia è compresa nello stalking. Nessuna volontà di fare del male, anzi. Secondo Bellomo, lui le voleva bene e voleva fare del bene».

Bellomo non si sarebbe reso conto di provocare del malessere alla ragazza «perché da sms e registrazioni lui chiedeva cosa avesse lei. Lui pensava che la relazione avrebbe migliorato la situazione. Le chiedeva “cos’hai” e lei aveva anche risposto: “mi basta un po’ di tranquillità”». C’è poi la relazione tra causa, i presunti comportamenti di Bellomo, ed effetto (la malattia della ragazza), oggetto di una perizia medica. «I comportamenti - continua Migliucci - non erano molestie e minacce che potevano essere in rapporto di causa-effetto con la malattia. Uno: gli atti rivelano che il tema era l’interruzione del rapporto sentimentale, che aveva determinato alcune conseguenze. Questo rapporto poteva aver influito negativamente, ma non erano i comportamenti che avevano portato all’ansia. Due: c’era stata la malattia, ma forse determinata dall’interruzione del rapporto sentimentale perché era già avvenuto in un’altra occasione un fatto del genere, in un’altra relazione del 2007».

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