Bimbo morto a Mortizza, il perito: «Non è certo che sia morto folgorato»

Lo ha sostenuto il 7 gennaio, il perito della procura, durante il processo nei confronti di Giuseppe Dossi, presidente della “Mortizza società cooperativa”, accusato di omicidio colposo per la morte del piccolo Mauricio. Il bimbo di 5 anni, originario dell’Ecuador, perse la vita la sera del 16 luglio 2016 nel campo della cooperativa di Mortizza, dove era in corso una festa di battesimo

Il luogo della tragedia

Non è certo che quel bambino sia morto folgorato. Lo ha sostenuto il 7 gennaio, il perito della procura, durante il processo nei confronti di Giuseppe Dossi, presidente della “Mortizza società cooperativa”, accusato di omicidio colposo per la morte del piccolo Mauricio. Il bimbo di 5 anni, originario dell’Ecuador, perse la vita la sera del 16 luglio 2016 nel campo della cooperativa di Mortizza, dove era in corso una festa di battesimo. Davanti al giudice Gianandrea Bussi e al pm Monica Bubba il medico legale Edda Guareschi ha risposto alle domande sulla perizia che aveva redatto. A porre le domande il difensore di Dossi, l’avvocato Alessandra Salvadè, l’avvocato Antonio Trabacchi, responsabile civile per la cooperativa e l’avvocato Vittorio Benussi, con il quale la famiglia del bimbo si è costituita parte civile. Il medico Guareschi ha eseguito l’autopsia sul corpo del piccolo Mauricio. Dall’esame, però, ha raccontato che non sono emersi segni tipici della folgorazione, né all’esterno né all’interno. Guareschi ha affermato di non poter indicare, quindi, con certezza la causa del decesso.

Dopo di lei, è stato sentito un altro medico legale, Alessandro Ciprani, perito responsabile civile della cooperativa. Anche secondo lui, non è chiara la causa della morte del bambino. Dai risultati medico legali, secondo il perito, non sono emersi dati per ricondurre con certezza a una folgorazione. Secondo il medico, potrebbe essersi trattato di una morte improvvisa, un fenomeno particolare studiato da anni dalla medicina che può colpire bambini e adulti senza alcun preavviso. Che una forte scossa fosse stata alla base del decesso del bimbo di 5 anni, era una delle ipotesi della procura. A sostegno di questa possibilità, nelle scorse udienze c’erano state le deposizioni di altri periti. Un ingegnere elettrotecnico aveva rilevato una tensione tra i 200 e i 220 volt sulla scaletta e nel bagno. Inoltre, secondo l’ingegnere l’impianto elettrico non sarebbe stato a norma e non collegato a interruttori differenziali (salvavita).

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Il bimbo era stato trovato senza vita sulle scale di metallo di un edificio dove c’era il bagno. A restare lievemente colpita fu anche una ragazzina di 12 anni, secondo quanto da lei raccontato, che aveva toccato il piccolo quando era a terra. Ma al Pronto soccorso non vennero riscontrati segni particolari, se non un arrossamento alle mani. Subito il bimbo venne adagiato su un tavolo e una donna gli praticò la respirazione bocca a bocca. Poi venne portato verso l’ambulanza che stava arrivando. Ora, però, gli esami medico legali gettano una nuova luce su quanto avvenuto in quella tragica notte di due anni e mezzo fa.

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