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Il luogo della tragedia

Il luogo della tragedia

Bimbo morto a Mortizza, nuova perizia per capire le cause

Sarà affidata in giugno. Esami istologici per vedere se c’è una relazione tra la possibile folgorazione e una eventuale malformazione cardiaca

Sarà necessario un altro esame per stabilire le cause della morte di Mauricio, il bimbo ecuadoriano di 5 anni, trovato senza vita la sera del 16 luglio 2016 nel campo della cooperativa di Mortizza, dove si stava svolgendo una festa di battesimo. Il nuovo incarico verrà assegnato in giugno dal giudice Gianandrea Bussi al medico di Parma Domenico Corradi. Nella prossima udienza, saranno posti all’anatomo patologo i quesiti a cui dovrà dare una risposta. E’ la decisione presa nell’udienza del 20 maggio, davanti al pm Monica Bubba, al difensore dell’imputato, avvocato Alessandra Salvadè (Giuseppe Dossi, presidente della “Mortizza società cooperativa”, deve rispondere di omicidio colposo), all’avvocato Antonio Trabacchi, responsabile civile per la cooperativa; alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Vittorio Benussi, che assiste la famiglia del piccolo.

Il medico dovrà svolgere una nuova perizia istologica sul corpo del bimbo, analizzando cioè i tessuti e scoprire se esista una connessione tra l’elettricità che lo avrebbe colpito e una eventuale malformazione cardiaca. Subito, gli inquirenti avevano pensato che il bambino fosse morto folgorato, a causa di alcune dispersioni di corrente elettrica in un container adibito a bagno. Il perito della procura, però, il 7 gennaio aveva detto in aula che non era certo che la causa del decesso fosse la folgorazione. L’avvocato Trabacchi, in seguito, aveva sollevato la possibilità di una malformazione cardiaca del bambino. Da qui, la necessità di un nuovo accertamento medico. In gennaio, il perito aveva detto che dall’esame del corpo, però, non erano emersi segni tipici della folgorazione, né all’esterno né all’interno. Il medico aveva affermato di non poter indicare, quindi, con certezza la causa del decesso. E allo stesso risultato era arrivato anche il perito medico che aveva eseguito un’analisi per il responsabile civile della cooperativa: non erano emersi dati per ricondurre con certezza a una folgorazione.

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