Borgo Faxhall, Bisotti: «Il progetto non è la soluzione migliore, ma non ci sono alternative»

L'assessore all'urbanistica Silvio Bisotti ha presentato alla Consulta il progetto di riqualificazione. «Entro ottobre mi aspetto l'ok del consiglio, poi daremo il via ai bandi per la vendita dei palazzi comunali di via Verdi e via Scalabrini per reperire le risorse da destinare a Borgo Faxhall»

Discutere di Borgo Faxhall e di un suo progetto di riqualificazione – come ha fatto l’assessore all’urbanistica Silvio Bisotti con la Consulta "Territorio e Sviluppo economico" e le associazioni cittadine – significa tirare in ballo questioni, convenzioni, idee, studi e proposte che si sono alternati negli ultimi trent’anni sui tavoli di ogni amministrazione comunale di Palazzo Mercanti, senza successo. «Questo comparto – ha spiegato l’assessore nelle sala della Partecipazione in via Martiri della Resistenza - deve trovare una risposta al più presto: ci sono degli interessi molto importanti in gioco, e bisogna risolvere il degrado ambientale dell’area, che è sotto gli occhi di tutti. In questo nuovo comparto inoltre vedrà finalmente la luce la realizzazione del nuovo terminal per gli autobus, cosa che già prevedeva il progetto in passato. Non partiamo da zero: ci sono atti amministrativi che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Il debito di Coemi – frutto dei mancati oneri di urbanizzazione - è di 4,5 milioni di euro. Coemi – ha proseguito l’assessore - ha chiesto di arrivare a una soluzione che, riconosca sì il loro debito, ma che lo trasformi in un’altro tipo di risposta. Abbiamo scelto di “liquidare” e riconoscere la compensazione di questo debito in cambio dei 3300 metri quadri di spazi in cui collocheremo i nostri uffici comunali. Questa è l’unica soluzione percorribile. L’amministrazione non rinuncia a nulla dei suoi diritti rispetto al soggetto convenzionato: non facilitiamo alcunché verso Coemi. Non hanno realizzato delle opere concordate, ma offriranno altro.  Se Coemi “paga” il suo debito con una proprietà immobiliare, resta tuttavia da trovare le risorse per realizzare il comparto da riqualificare, ovvero edificare l’autostazione, i parcheggi, la viabilità e il verde. Ci finanzieremo l’operazione vendendo gli uffici comunali di via Verdi e di via Scalabrini, e i dipendenti verranno trasferiti proprio nei 3300 metri liberi di Borgo Faxhall».  Perché non costringere Coemi a realizzare i lavori ugualmente? «Noi le abbiamo provate tutte – replica Bisotti - con la società, ma aprire un contenzioso avrebbe procrastinato la vicenda per anni con relativi danni alla città. Nel frattempo non si sarebbe fatto nulla: quella che presentiamo è una soluzione più che adeguata, riconosco che non sia la migliore, ma non ci sono alternative reali in tempi brevi».

L'incontro è stato l'occasione per la Consulta di manifestare le prime impressioni sul progetto.  «Ventidue marciapiedi – ha fatto notare una rappresentante dell’Unione Ciechi - verranno realizzati nella nuova opera: speriamo che il percorso non sia complicato e ci auguriamo che venga dotato di tutte le attrezzature per chi ha disabilità». Tra la platea di uditori c’è stato anche chi ha lanciato pesanti accuse alle amministrazioni del passato, ree di aver firmato, a metà anni novanta, convenzioni “illegittime”. «Questa amministrazione – ha tuonato una signora – dovrebbe imparare dagli errori del passato e non perseguire questo progetto».  «L’area è ormai frastagliata – ha dichiarato invece Stefano Benedetti del Comitato della Pertite – e si sta cercando di far stare in poco spazio tante, troppe cose».

Marco Cattani di Legambiente si è professato «molto preoccupato per il progetto, vista anche la sua datazione non recente. Nel frattempo – ha evidenziato l’attivista - la città è cambiata e questo comparto con lei. La viabilità con questa riqualificazione si appesantisce, le macchine che passano in quella zona sono molte di più rispetto a trent’anni fa: già adesso il traffico è pesante di per sé. Secondo un altro partecipante alla consulta, occorrerebbe ricevere un risarcimento maggiore rispetto ai 3300 metri quadri “regalati” da Coemi in cambio degli oneri di urbanizzazione. «Bisognerebbe – ha riportato il signor Castelnuovo - calcolare l’impatto che Borgo Faxhall e gli spazi di degrado circostanti hanno avuto sulla città e sulle aree limitrofe in questi ultimi vent’anni».

Un’abitante di piazza Cittadella ha chiesto nel dettaglio la tempistica degli interventi, chiedendo di trasferire al più presto l’attuale autostazione per vedere una riqualificazione anche in quest’area. «È da decenni che sentiamo parlare di spostare la stazione – ha rimarcato -, speriamo di essere ancora in vita quando piazza Cittadella si libererà delle corriere e del degrado». «Questo è un progetto di massima – ha sottolineato Ettore Fittavolini dell’associazione Pendolari di Piacenza -  per risolvere una brutta situazione. Mettiamoci pure qualche mese in più per studiare la realtà, ma che poi si risolva il problema una volta per tutte per i prossimi vent’anni: non ci serve una soluzione tampone per coprire i vent’anni appena passati, pensiamo al futuro». Analoga proposta è arrivata da altre persone, che hanno invitato ad aprire un concorso di idee aperto a tutta la cittadinanza per dare risposte. Sergio Pecorara, ex presidente di circoscrizione, si è detto invece molto perplesso sull'intera riqualificazione. «Dal ’94 di progetti sul tavolo – ha lamentato - ne abbiamo visti a iosa. Sono contrario alla vendita dei nostri due gioielli di famiglia, i due palazzi comunali, perché poi non ci rimarrà più niente di valore in casa. Ho paura che il Comune venda gli immobili a prezzi stracciati».

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«Non è un progetto sulla carta – chiarisce l’assessore all’urbanistica, rispondendo alle perplessità - ma una decisione della giunta, e se il consiglio lo vorrà diventerà a breve un atto amministrativo. Con l’architetto Tiziano Giannessi le abbiamo pensate tutte, ma non possono esistere altri luoghi dove realizzare il terminal dei bus. Questa è veramente l’unica soluzione sostenibile: è un progetto di massima solo fino alla delibera del consiglio comunale. Io spero che entro ottobre venga approvata la delibera, e, un minuto dopo, – ha assicurato Bisotti ai presenti - partiremo con i bandi per la vendita dei due palazzi, al fine di reperire le risorse per i lavori. Mi auguro che nel 2015 vengano iniziate le opere più importanti e che nel 2017, ultimo anno del nostro mandato, l’intera area sia completata». Per chi nutre perplessità sul “reale” incasso dalle vendite dei “gioielli di famiglia”, l’assessore risponde in modo categorico. «Gli immobili saranno messi in vendita al prezzo adeguato, e queste cifre saranno decise da persone competenti che si assumeranno la responsabilità». La Consulta ha ora venti giorni di tempo per dare il proprio parere sul progetto presentato da Bisotti. 

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