Blitz alla foce del Chiavenna, fermati due predoni e sequestrati siluri "bruciati"

Da Mantova a Caorso per pescare di frodo. Nei guai sono finiti due romeni che sono stati bloccati dai guardia pesca lombardi e piacentini e dai carabinieri di Cortemaggiore. Sono stati sequestrati siluri con evidenti segni di bruciatura: spunta l'ipotesi dell'elettrostorditore

I pesci morti ritrovati dai guardia pesca

Li hanno pedinati e braccati nel buio per ore e alla fine li hanno bloccati. A finire nella "rete" dei guardia pesca, e dei carabinieri di Cortemaggiore, due pescatori di frodo romeni che nella notte del 5 luglio sono stati trovati vicino alla foce del torrente Chiavenna. Senza nessun tipo di licenza e in trasferta da Mantova (dove pare risiedano) erano riusciti a pescare tre siluri (uno di oltre 40 chili) e due due esemplari di luccio perca. Pare che non li abbiano pescati "normalmente", anche se in modo non corretto, ma potrebbero averli uccisi con uno storditore elettrico. Questo metodo, usato quotidianamente dai predoni dell'Est altrove, non era mai stato utilizzato nel nostro territorio. I pesci presentavano evidenti segni di bruciature e il guadino sequestrato ai due, aveva un anodo dove poter far passare la corrente elettrica. Il pesce è stato portato all'Istituto Zooprofillatico a Gariga di Podenzano: sarà esaminato per capire se sono stati uccisi con una scarica di corrente. Se le analisi confermassero l'uso di un elettrostorditore, i due potrebbero vedersi sequestrare il furgone con il quale sono arrivati nel Piacentino e a bordo del quale avrebbero caricato il bottino di una notte di pesca illegale.

Tutto è iniziato alle 22 del 4 luglio. Alcune guardie volontarie di Mantova hanno intercettato quattro persone a bordo di tre mezzi (due auto e un furgone): avevano capito che si trattava di pescatori di frodo. Li hanno seguiti fino ad arrivare a Caorso e nel frattempo si sono messi in contatto con le guardie presenti sul nostro territorio. Una trentina in tutto gli uomini in campo tra Arci Pesca, Enal Pesca e Cfi. I predoni si sarebbero divisi e capendo di essere braccati si sono nascosti per un paio d'ore anche grazie a un piccolo natante ma i volontari non si sono arresi e quando due dei quattro hanno cercato di tornare a riva, è scattato il blitz. Le guardie, che conoscono bene la zona, si erano nascosti in diversi punti e li hanno circondati. Qualcuno teneva d'occhio una delle due auto lasciata sulla sulla pista ciclabile che porta a Zerbio, altri il furgone lasciato vicino all'acqua e altri ancora si erano acquattati nella fitta vegetazione e al buio. I due fermati (gli altri due "colleghi" sono riusciti a scappare) hanno dichiarato di essere pescatori di professione nonostante non avessero nessun tipo di licenza, e pare che abbiano gettato in acqua, prima di essere bloccati, un oggetto pesante come per evitare di essere trovati in possesso di una batteria o di un elettrostorditore. Insieme ai carabinieri di Cortemaggiore, le guardie hanno sequestrato i pesci e il guadino avvolto nel nastro isolante e con gli attacchi dove poter inserire i cavi per dare corrente. Gli stranieri sono stati sanzionati  e denunciati perché erano senza licenza da natante, perché pescavano da natante fuori dalla fascia oraria stabilita e con attrezzatura non consentita dalla legge. Nei prossimi giorni verranno eseguiti i test sul pescato: qualora venisse dimostrato l'utilizzo degli storditori elettrici, i due potrebbero essere denunciati e il furgone potrebbe essere sequestrato. Ancora una volta la collaborazione tra le associazioni piscatorie e la conoscenza del territorio hanno portato risultati. 

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