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Borgo Faxhall, Fittavolini: «Non siamo né ondivaghi, né pretendiamo di dare lezioni di economia»

Continua il botta e risposta tra l'amministratore del Centro Commerciale Borgo Faxhall, Cesare Bertola e il presidente dell'Associazione Pendolari, Ettore Fittavolini

Continua il botta e risposta tra l'amministratore del Centro Commerciale Borgo Faxhall, Cesare Bertola e il presidente dell'Associazione Pendolari, Ettore Fittavolini che scrive in una nota: «Non siamo né ondivaghi, né pretendiamo di dare lezioni di economia, né tantomeno professori di estetica. Parlando però di quest’ultima, sulla bruttezza della costruzione (che non ci doveva proprio essere, cantano le carte… ) si sono espressi, sulle pagine dei quotidiani piacentini, anche in tempi recenti, fior di architetti ed urbanisti piacentini, sicuramente più titolati del sottoscritto ad emettere pareri in merito. Su di essi concordo (ma la mia opinione vale uno, come quello di qualsiasi altro cittadino) come pure concordo sul fatto che la pianificazione urbanistica di questa città è avvenuta malissimo e a macchia di leopardo, con i brutti risultati che sono sotto gli occhi di tutti, esteti e non. Di PRG, PSC e PUT ne abbiamo discusso a sfinimento nella Consulta Comunale di cui sono coordinatore, ed i pareri sono uniformi e sotto gli occhi dei piacentini: uno schifo. Relativamente all’essere ondivaghi, non ci siamo mai mossi di un millimetro dalle nostre posizioni, che sono le stesse che avevamo ancora prima che, dopo anni di letargo (più o meno i 10 anni della Giunta Reggi), e di richieste di riunioni in Comune a noi negate (quasi che la pratica fosse parte del quarto mistero di Fatima) qualcuno si svegliasse sul tema. Che non è, si badi bene, quello del palazzone, ma dell’autostazione delle corriere e della sicurezza dell’area piazzale Marconi e relativi parcheggi di interscambio. Ricordo di nuovo a tutti gli smemorati di Collegno che quando si cominciò a parlare del comparto ex area Sea-Sift, ovvero dove c’era l’autostazione delle corriere ed il Bar Sorgente, nonché il deposito locomotori (adesso capannone posteggio biciclette) era il 1983 (ed il sottoscritto era purtroppo già pendolare da un anno)».

«E quell’area - continua - doveva essere un parco, un parcheggio per i pendolari e l’autostazione delle corriere, appunto, non certamente quello che è adesso. La cronistoria di tutte le malefatte (perché tali sono) sul tema, che arriva sino al 2006, la raccontammo in una splendida serata al Rosso Tiziano, davanti ad una platea gremita, e per rinfrescarti la memoria, se non vi hai partecipato (non so dove tu fossi allora) in allegato alla presente c’è il documento che allora presentammo, non smentibile in quanto ricavato dai documenti ufficiali (Giunte precedenti al Commissario Comunale, Giunte Vaciago, Guidotti e Reggi) che testimonia quello che li ci doveva essere e non c’è: nessuno ha pagato per quanto successo, a cominciare dagli 11 miliardi delle vecchie lire (oltre 5 milioni di Euro) di opere di urbanizzazione abbuonati al costruttore. Soldi dei piacentini, di cui ad oggi non abbiamo notizie. Sono sempre soldi dei piacentini quelli di cui stiamo parlando adesso, che includono anche quelle migliaia di pendolari ( e non pochi sprovveduti sfigati in bicicletta) che tutte le mattine si alzano e, sopportando molteplici disagi (parcheggi compresi !!!) vanno a produrre reddito altrove, ma le tasse le pagano a Piacenza, avendo come ritorno il nulla o quasi. Il "maravilhoso" nuovo progetto, così come presentato, prevede di nuovo che l'autostazione venga realizzata in zona, ma non dove era originariamente prevista, ovvero nel vallo, ma mediante la costruzione di una colata di cemento "solettone" con 22 stalli di sosta per gli autobus extraurbani. Inoltre si prevede uno scambio tra concessioni ad edificare per aree con migliaia di metri quadri di uffici vuoti da affittare in Borgofaxhall, in cui dovrebbero essere spostati dipendenti comunali, attualmente allocati in edifici di pregio di proprietà comunale in via Verdi e via Scalabrini. Il tutto perché con questi soldi si possano fare i lavori».

«Prescindendo da costi di recupero degli stessi, differenze di valore immobiliare e della svendita di patrimonio pubblico, consumi energetici, ma soprattutto dimenticandosi della assolute inadempienze della proprietà attuale (definita ancor ieri una scatola vuota, inattaccabile legalmente, leggere lo stato patrimoniale per rendersene conto) che nulla ha fatto rispetto agli obblighi contrattuali presi, in primis la costruzione dell'autostazione ed il pagamento di 11 miliardi di vecchie lire di oneri di urbanizzazione. Se il sottoscritto, che qualcosina di economia mastica nella banca in cui lavora, presentasse un progetto del genere, verrebbe fatto accomodare alla porta, dopo ritiro del tesserino aziendale. Vorrei poi capire, non solo io ma i piacentini tutti, perché la sopravvivenza dei negozianti debba dipendere dal fatto che ci siano o meno i bus extraurbani, e quali accordi ci siano, controfirmati nero su bianco, in merito. A questo punto avrebbero maggiori ragioni da vendere i commercianti di Piazza Cittadella, che altro grido di dolore hanno lanciato proprio perché l’autostazione dei bus extraurbani, spostata lì “ provvisoriamente “ da oltre 20 anni ( in Italia non vi è niente di più definitivo del provvisorio !) in un mesetto è stata trasferita al Piano Caricatore. Francamente quest’ultima soluzione, a fronte dello stato urbanistico attuale, ma soprattutto di una operazione onerosa a carico delle finanze pubbliche, ci sembra quella migliore, in quanto ha un costo risibile e non impatta in maniera pesante sotto molteplici fattori, ed avvicina in maniera sostanziale e non invasiva la gomma al ferro (duecento metri dalla stazione ferroviaria) , come avviene in tutte le città ove vi sia un minimo di lungimiranza e di programmazione (ma non è il caso di Piacenza). Certamente ci sono, e sono le cronache di questi giorni a dircelo, i problemi di sincronizzazione degli orari e delle corse, negli orari di punta per studenti e lavoratori, ma questo francamente è un problema tra Comune, Provincia e Seta, ove quest’ultima fu descritta da Reggi, all’atto della fusione delle varie società di trasporto regionale, come la soluzione che avrebbe risolto tutti i problemi del nostro trasporto pubblico: come sia andata è sotto gli occhi di tutti i piacentini. Qualcuno poi, alla voce morte degli esercizi, si dimentica (ma non vogliamo certamente fare lezioni di macroeconomia…) di quello che è successo e che continua a perpetuarsi, ovvero la CRISI, che dal 2008 attanaglia tutto il commercio, in tutte le aree della città, con un elenco smisurato di esercizi che chiudono e di attività industriali che hanno fatto sparire dal panorama industriale le eccellenze piacentine, con ricadute disastrose sul fronte occupazionale. La lettura dei quotidiani, piacentini e non, è lo specchio di quello che Piacenza ed il paese stanno attraversando. Sul tema sicurezza, il degrado della zona pubblica dipende dall’incuria e dai mancati controlli che la nostra Associazione, ed anche i comitati dei residenti delle zone limitrofe, stanno chiedendo da anni, inascoltati, in una area che dovrebbe rappresentare il biglietto da visita per chi a Piacenza arriva. Da ultimo, sempre pronti a confrontarci con chicchessia, documenti del progetto in mano, in un pubblico dibattito». 

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