Botte, umiliazioni e costretta a 5 aborti: processo all’ex marito

Una coppia di macedoni. «Mi insultava e mi ha picchiata, pretendendo che tacessi e che avessi rapporti sessuali”». Ma la difesa: «Tante contraddizioni in quel racconto»

Umiliazioni, botte e costretta a cinque aborti. E’ la drammatica storia raccontata da una donna macedone davanti al giudice, il 17 luglio. Un atto di accusa nei confronti del marito, un connazionale, dal quale si è separata nel 2018, dopo 15 anni di maltrattamenti. Al contrario, la difesa dell’uomo ha sollevato molti dubbi su quel racconto e fatto emergere diverse contraddizioni nelle dichiarazioni della donna. La vicenda è stata ripercorsa davanti al giudice Sonia Caravelli, pm Antonio Rubino. Lei, che si è costituita parte civile, è assistita dall’avvocato Annamaria Franzini, mentre l’uomo è difeso da Massimo Brigati.

La donna si è sposata nel 1996 e da quell’uomo, negli anni, ha avuto tre figli. Arrivata a Piacenza, dopo un po’ nella casa l’uomo ha portato a vivere anche il fratello, con cui non c’era un buon rapporto. Anche perché lui spesso invitava gli amici, relegando la donna in un angolo e trascurandola. Il marito, secondo la ex moglie, le diceva di tacere e di non intervenire e quando rispondeva sarebbe anche stata picchiata in diverse occasioni. Nel 1998, è anche ricorsa ai medici del pronto soccorso per le botte: «mi aveva fatto male». I sanitari avvertono la polizia. Lei va in questura e denuncia le violenze subite. In seguito, lui le chiederà di ritirare la denuncia. Lei va in Macedonia. E’ già incinta. Lui, ha continuato la donna, temendo che il figlio fosse di un altro con pressioni psicologiche e minacce l’avrebbe costretta ad abortire. A corredo di queste azioni, una sequela di insulti (tro..figlia di put…, poco di buono). «Quando ci penso ancora sto male» ha detto in aula. Ma gli aborti, alla fine saranno 4 in Italia e uno in Macedonia. Le è poi stato chiesto se il marito l’avesse costretta a rapporti contro la sua volontà. Lei ha risposto di sì, anche se qualche volta si è rifiutata.

Nel 2013, secondo la donna, il marito tornando dalla Macedonia le dice di aver tentato di avere un rapporto con la cognata. A questo si aggiunge poi il sospetto che lui avesse un’altra donna. Lei decide di lasciarlo e nel 2018 arriva la separazione (il divorzio ancora no). Nel frattempo, è il 2016, lei ha lasciato la casa con due figli e con i genitori, che nel frattempo ogni tanto andavano a trovarla restando con lei tutti nella stessa casa. La donna ha anche accusato il marito di non aver rispettato gli obblighi per vedere i figli («faceva quello che voleva e li veniva a prendere senza avvisarmi»). Secondo la donna, il padre in più occasioni avrebbe detto ai ragazzi che la madre era una poco di buono e che aveva altri uomini, cercando di screditarla ai loro occhi. Nel rapporto con i figli, la difesa, ha evidenziato, però, come i ragazzi fossero contenti di stare con il papà e di fare anche le vacanze con lui. La scorsa estate lei conosce un’altra persona e avvia una relazione. La situazione precipita - e questo porterà alla denuncia. E’ settembre del 2019, quando lei è in auto con il compagno e un suo amico. Il figlio è in Svizzera, dove il padre lavorava, e avverte la madre di andare subito a casa dall’altro figlio. Lei corre e sotto casa trova l’auto del marito che comincia a inveire. Lei e i due uomini fuggono in auto, inseguiti dal macedone che li insulta. Lei chiama la polizia. La volanti non riescono a bloccarli e i tre si dirigono in questura tallonati dall’ex marito. Fanno in tempo a scendere che vengono accolti dai poliziotti, mentre l’uomo dalla strada la insulta.

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L’avvocato Brigati ha messo induce diverse contraddizioni della donna. In molti punti, ciò che era stato scritto nella denuncia non corrispondeva al racconto fatto in aula. Quando lei avvia la separazione, in una relazione del 2014 la donna parla solo di normali problemi familiari ma non accenna né agli insulti né alle violenze. La difesa ha poi fatto domande sui rapporti non consenzienti e si è chiesta come avvenissero questi rapporti se il figlio più piccolo, all’epoca, dormisse fra di loro (lei aveva detto che lui di notte senza dire una parola le si avvicinava, e intimandole di tacere, aveva un rapporto sessuale). Brigati ha, poi, sostenuto che lei nel luglio del 2019, incontrando l’ex marito, aveva avuto un rapporto sessuale nel tentativo di un riavvicinamento. La donna ha confermato. Il processo è stato rinviato in settembre.

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