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Brexit, Nava (Corriere): «Lezione inglese di antidemocrazia. Hanno deciso per tutti»

L'opinionista e giornalista del "Corriere della Sera" Massimo Nava ha presentato alla Feltrinelli di Piacenza il suo ultimo libro, il giallo "Il mercante di quadri scomparsi"

Massimo Nava, saggista, opioninista e giornalista del “Corriere della Sera”, dopo essere stato anche inviato di guerra, ha fatto tappa alla libreria Feltrinelli di Piacenza per presentare il suo ultimo libro, il giallo “Il mercante di quadri scomparsi”. Pungolato da Elena Valdini e Mauro Molinaroli, Nava ha affrontato anche la tematica Brexit, a poche ore di distanza dal responso delle urne. Prima però, due parole sul giallo, ambientato in Costa Azzurra, che coinvolge un commissario impegnato nel mondo del mercato di quadri falsi, rubati, spariti e nascosti. Nava, prima di discutere con i presenti di attualità, ha ricordato anche il piacentino Alberto Cavallari, anch’egli corrispondente da Parigi per il “Corrierone” e poi suo direttore. «Questa - ha detto il giornalista ai presenti commentando l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea - non era la prospettiva che ci immaginavamo dell’Europa di oggi». Inevitabile parlare di Brexit. «La cosa più grave – ha risposto alle domande Nava - non è di natura economica e finanziaria. Ci saranno sicuramente ripercussioni nelle borse, oscillazioni che riguarderanno soprattutto gli inglesi. È più preoccupante l’enorme danno politico. La crisi dell’Europa così diventa esplosiva. Quello degli inglesi è un diritto universale che provocherà emulazioni ovunque. Tutti i movimenti euroscettici e populisti reagiranno, siamo di fronte a una crisi profonda del Continente. L’Inghilterra rappresenta una profonda delusione di classi penalizzate dalla crisi economica. La situazione è grave in tutta Europa: questa è stata  proprio una “doccia inglese”». Nava ha analizzato il voto. «Noi media dovremmo essere più pedagogici su queste cose. La propoganda del “remain” era terrorizzante. Non diceva cosa faceva l’Europa per gli inglesi, ma si impegnava a far paura parlando solo delle conseguenze di una eventuale uscita. Il messaggio non è passato ai cittadini inglesi. Non si può parlare in politica solo di facce nuove e nel frattempo non affrontare i problemi». Un voto che peserà su tutto il vecchio continente. «Questa è stata una lezione di antidemocrazia, gli inglesi hanno deciso per tutti, sarebbe dovuto essere un referendum europeo. Hanno deciso anche per scozzesi e gallesi e anche per le nostre piazze finanziarie. Dovevano esprimersi tutti, anche il resto dell’Europa». «Era un Paese che all’Europa - ha concluso - non aveva mai creduto: hanno sempre tenuto un piede dentro e uno fuori. Hanno pensato più ai problemi che l’Europa portava in casa loro, piuttosto che riflettere sulle possibili soluzioni. L’anno prossimo si vota in Germania e Francia e forse, se le cose, vanno così, anche in Italia prossimamente».

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