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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca

«Cacciatore ha amministrato sempre seguendo gli ideali della sinistra, grave perdita per la città»

In tanti ai funerali di Francesco Cacciatore, ex vicesindaco di Piacenza e dirigente della Provincia. L’amico Fiori: «È sempre stato un uomo di sinistra, ha servito con questi ideali, conosceva bene la macchina pubblica, sapeva mediare e rispettare gli avversari»

«Era un uomo di sinistra, ha sempre amministrato seguendo questi ideali, la sua scomparsa è una grave perdita per Piacenza». Centinaia di persone hanno partecipato, nel pomeriggio del 10 novembre, ai funerali civili di Francesco Cacciatore, già vicesindaco di Piacenza e dirigente della Provincia in pensione. La sua scomparsa, a soli 63 anni, ha generato un vasto cordoglio nel mondo politico e non solo.

Un ricordo della vita pubblica di Cacciatore, durante la cerimonia laica che si è tenuta alla Porta del Cielo di strada Gragnana, è stato affidato all’amico Paolo Fiori, che ha ripercorso la sua carriera politica. «Francesco venne eletto consigliere nel 1994 (Fiori era capogruppo di quel Pds in aula, nda), alle prime elezioni dirette per il sindaco. Contribuì agli anni di “pianificazione” dell’Amministrazione Vaciago. Poi, dal 2002, ricoprì, per tre mandati, incarichi importanti».

Nel 2002 assessore al bilancio e allo sport. Nel 2007 vicesindaco con delega all’urbanistica. Nel 2012 ancora vicesindaco, ma l’esperienza non si concluse bene: gli vennero tolte le deleghe. «La parabola amministrativa è stata significativa e importante, ha sempre ricoperto incarichi di prestigio, anche se il suo talento politico avrebbe meritato di uscire dall’ambito cittadino. D’altronde aveva una competenza particolare per Piacenza. Era un dirigente della Provincia. Aveva una conoscenza di prima mano della finanza. Pochi dominavano la materia come lui in Consiglio comunale. Sapeva leggere, decifrare ma anche costruire un bilancio pubblico. Aveva talento anche per il controllo della macchina pubblica, come l’urbanistica e l’edilizia. È stato un elemento di grande valore per l'amministrazione. Ha supportato i sindaci (Reggi e Dosi, nda) con lealtà e correttezza e non sempre è stato ben ricambiato».

Fiori lo ha definito «un politico abile e consumato», che sapeva fornire un apporto «cruciale e decisivo». «Francesco arriva dalla scuola del Partito Comunista, ha proseguito in continuità con Pds, Ds, Pd, Articolo Uno. È sempre stato un uomo di sinistra, ha servito sempre con questi ideali. E ha sempre rivendicato di esserlo. Però non è mai stato condizionato da pregiudizi ideologici né da radicalismo». Quali i capisaldi della sua azione? «La razionalità per affrontare i problemi. La politica può svilupparsi solo se c'è coesione e unità, attraverso la mediazione, per limare i personalismi e le polemiche. Non solo nel centrosinistra, ma anche nel confronto con gli avversari e le minoranze».

«Chi entrava in contatto con lui - ha aggiunto ancora l’avvocato Fiori - si entusiasmava. Nel mondo dello sport ha fatto molto, era una materia che conosceva molto. Infatti nel 2012 prese oltre mille preferenze alle Comunali». «Questa è davvero una perdita grave per la sinistra e per la nostra città, difficile da colmare. Nessuno in politica è indispensabile, tutti sono di passaggio. Ma quel carisma non si troverà più. E infatti quanto ha dichiarato Tommaso Foti, uno che è agli antitesi alla sinistra, nei suoi riguardi, lo dimostra. Pochi altri potrebbero ottenere un riconoscimento del genere dalla parte avversaria». Cacciatore lascia la moglie Daniela e i due figli Lorenzo e Alberto. «Come tutte le persone serie parlava poco degli affetti familiari. È stato però un coniuge e un genitore esemplare».

Si dice spesso: la morte cancella tutte le polemiche. Non è stato però così alla cerimonia civile in ricordo di Cacciatore. Fiori, nel suo ricordo, si è spinto un po' in là, evidenziando anche gli aspetti più aspri che può vivere chi si occupa di politica. «Francesco - ha detto - era diventato una figura eminente all’interno dell'amministrazione cittadina. Non a tutti era gradita la sua posizione di "punto di riferimento". Inutile tacere sui bassi tentativi di condizionamento della sua azione politica. Si ponevano veti per impedire che ricevesse incarichi. Ha subito anche gesti maligni e farneticanti come una denuncia in ambito urbanistico e una mozione di sfiducia (le propose proprio Vaciago, la mozione fu respinta, la denuncia archiviata, nda) che finirono in niente». Un appunto anche sulla sua estromissione dalla Giunta Dosi nel gennaio 2014. «La politica nazionale costrinse una parte dell’ala moderata del Pd a chiedere a Dosi di estrometterlo. I risultati di quella decisione si sono poi visti negli anni successivi: alle Elezioni del 2017 la sinistra ha perso in 105 sezioni cittadine su 2017. Quantomeno Dosi ha riconosciuto di aver commesso un errore che non ripeterebbe, nel cacciarlo. Ora stava contribuendo all’unità del centrosinistra, la morte lo ha colto mentre era impegnato in questo nuovo progetto».

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