Cacciavano cinghiali in tempo di divieto, quattro piacentini processati a Cremona

I cacciatori piacentini sono accusati anche di essere stati in territorio Cremonese. La difesa: «Erano autorizzati e stavano eseguendo un piano di abbattimento. In dubbio 120 metri di terreno, ma il confine non si vedeva»

Immagine di repertorio

Cacciavano mentre era in atto il divieto, inoltre sarebbero stati tutti fuori dalla zona di competenza. Avrebbero sconfinato dal territorio Piacentino a quello Cremonese. Quattro doppiette piacentine si sono presentate nella mattina del 7 giugno, davanti al giudice Maria Stella Leone. «Eravamo impegnati in un piano di abbattimento dei cinghiali e avevamo l’autorizzazione della Provincia» hanno sostenuto i quattro, che sono difesi dagli avvocati Luigi Salice e Romina Cattivelli. I quattro, tutti piacentini di Fiorenzuola, Pontenure e San Polo, pensionati e da sempre appassionati cacciatori, si sono ritrovati ad affrontare un processo penale davanti al giudice Maria Stella Leone e al pm Silvia Manfredi. Per loro l’accusa è di aver violato la legge sulla caccia e gli è anche stato revocato il porto d’armi.

Resta da chiarire il luogo esatto dove il quartetto si trovasse. Secondo la guardia volontaria che li aveva fermati, si trovavano nel comune di Spinadesco, sulla sponda destra del Po, quindi in territorio cremonese, dove era vietata la caccia. Sull’altra sponda, invece, cioè in provincia di Piacenza, era previsto un piano di abbattimento dei cinghiali, e quindi la caccia era consentita. Secondo la guardia volontaria, che testimonierà il 18 ottobre, i quattro, la mattina del 12 marzo 2016 erano fuori di 120 metri dal territorio piacentino e non avrebbero potuto cacciare. Un dipendente della polizia provinciale, chiamato dalla guardia provinciale ha affermato che i quattro «avevano il fucile da caccia calibro 12. Avevano i proiettili, ma le armi erano scariche. Non abbiamo trovato animali abbattuti e non risulta siano stati sparati colpi di fucile». Ogni anno la Provincia «manda comunicazione per informare dove la caccia è consentita e a quali animali. Lì ci trovavamo al confine con la provincia di Piacenza dove invece era previsto un piano di abbattimento dei cinghiali».

I cacciatori avevano subito mostrato all’agente della Provinciale il documento rilasciato dalla Provincia di Piacenza che li autorizzava al piano di abbattimento. «All’ingresso della zona - ha ricordato il dipendente della polizia provinciale - sulle piante c’erano dei cartelli di divieto di caccia, ma il confine tra le due province non era visibile sul terreno». «Siamo in un paese proprio strano - hanno commentato a fine udienza gli avvocati Salice e Cattivelli - in quanto sulla stessa linea di confine applicano regole diverse. Comunque con molta pazienza stiamo affrontando il processo».

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