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Un momento dell'evento

Un momento dell'evento

Commemorazione dei Caduti per la Patria, Dosi: «Il nostro cordoglio alle vittime dell'alluvione»

Tradizionale cerimonia per la commemorazione dei Caduti per la Patria al cimitero cittadino il 2 novembre, giorno in cui si ricordano i defunti. Dosi: «Alle tre vittime dell'alluvione che ha devastato il nostro territorio tutto il nostro cordoglio»

Tradizionale cerimonia per la commemorazione dei Caduti per la Patria al cimitero cittadino il 2 novembre, giorno in cui si ricordano i defunti. Alla celebrazione della santa messa presso il Famedio, è seguito il corteo con deposizione delle corone d'alloro e l'intervento del sindaco Paolo Dosi davanti alla lapide dei Fucilati. Presenti il prefetto Anna Palombi, il presidente della Provincia Francesco Rolleri e le autorità civili e militari della città. 

«Oggi è una giornata particolare: ricordiamo i nostri affetti più cari, coloro che ci hanno lasciato e ai quali volevamo bene. La nostra dimensione privata ritrova una dimensione collettiva, perché questa ricorrenza ci avvicina con il cuore, con la preghiera e con la memoria a tante donne, uomini e famiglie che non ci sono più e nel rendere onore ai Caduti di tutte le guerre siamo assorti nella tragica conferma che in troppi hanno perduto la vita per un ideale, in tanti sono rimasti vittime di violenze inaudite, di tragiche coincidenze e fatalità, di una Storia con la esse maiuscola che molte volte si è fatta piccola. In tutto ciò ci consola il fatto che sono esistiti uomini e donne per cui questo Paese ha rappresentato per molti, un ideale per il quale si poteva anche morire, e tanti sono coloro che hanno perso la vita pronunciando come ultime parole, come anelito "Viva l’Italia"». Dichiara Dosi. 

«A proposito di orgoglio nazionale - continua il sindaco - di ideale patriottico, di anelito di libertà, raggiungendo il Famedio del cimitero urbano, il nostro sguardo si è fermato nel punto in cui 17 piacentini, tra il 1944 e il 1945, trovarono la morte fucilati da una mano vile e violenta. Ricorrono i cent'anni della Grande Guerra. Chissà cosa direbbero dell'Italia di oggi quei volontari che scrivevano alle loro madri: "Forse tu non potrai capire come non essendo io costretto, sia andato in battaglia, ma credilo, mi riuscirebbe le mille volte più dolce, il morire in faccia al mio paese natale. Addio, mamma amata, addio mia sorella cara, addio mio caro papà. Muoio coi vostri nomi amatissimi sulle labbra, davanti al nostro Carso selvaggio per la nostra cara Patria". Anch’essi se ne andarono gridando "Viva l’Italia", grido che è stato per molti italiani del Risorgimento e della Resistenza, una testimonianza d'affetto e d'amore per un Paese migliore».

«I caduti di tutte le guerre - sottolinea Dosi - morirono per un'Italia che volevano più giusta e più libera. La nostra stessa città, medaglia d'oro al Valor Militare, ha pianto centinaia di morti durante i due conflitti mondiali, uccisi da bombardamenti aerei, da mitragliamenti, dallo scoppio della fabbrica di caricamento proiettili della Pertite. E molti, troppi giovani, alcuni dei quali padri di famiglia, sono caduti tra il 1915 e il 1945, gli anni più drammatici e più laceranti del Novecento, secolo breve e crudele, segnato dal bellicismo dei regimi totalitari, con le tragiche conseguenze che ne derivarono in tutta Europa. E di questi tempi, in cui il buio e il freddo ci avvolgono, mentre il mondo attraversa una delle crisi più drammatiche, dobbiamo scongiurare ogni rischio di rimozione di tante esperienze sconvolgenti vissute dal Paese, per poter prevenire ogni pericolo di riproduzione di quei fenomeni. Penso al terrorismo e alla criminalità organizzata, nemici dello Stato libero e democratico, penso alle vittime di questa barbarie: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il generale Carlo Alberto Della Chiesa e a giornalisti come Walter Tobagi. Dobbiamo respingere ogni tentativo, ogni rigurgito di violenza. Dobbiamo essere coesi e uniti nella condivisione ideale».

«Stiamo vivendo - afferma il sindaco di Piacenza - una fase di cambiamento epocale, non possiamo dimenticare le morti dei migranti nel tentativo di fuggire dai Paesi devastati dal sangue e dalla morte, le "morti bianche" sui luoghi di lavoro autentici teatri di guerra, soprattutto dove i diritti umani vengono calpestati in virtù delle leggi del profitto. Desidero inoltre ricordare, oggi, in particolare le vittime dell’alluvione del 14 settembre scorso che ha devastato parte del nostro territorio: la guardia giurata Luigi Albertelli, il cui corpo è stato ritrovato nel greto del Nure, tra Spettine e Ponte dell'Olio, nel comune di Bettola, Filippo e Luigi Agnelli, padre figlio di 67 e 43 anni originari di Bettola anch'essi travolti dalla piena del Nure, il primo disperso e il secondo ritrovato nei pressi di Biana. A loro tutto il nostro cordoglio».

«In questi istanti di raccoglimento e preghiera - conclude - non possiamo che ribadire tutto il nostro amore per la dignità della persona, la rivendicazione unanime del diritto alla vita, la volontà di garantire che, in ogni angolo del mondo, la gente possa fare progetti per il domani, avallare i sentimenti di solidarietà e di condivisione. Perché il nostro Paese è nato molto prima dell'Unità d’Italia: è nato nei versi di Dante Alighieri, nel genio di Leonardo, nella pittura di Piero della Francesca e di Giotto. Ed è diventato una nazione grazie a tanti eroi spesso dimenticati. Molti dei quali sono i Caduti che oggi commemoriamo. Anche per questo siamo chiamati a costruire la pace ogni giorno, educando le giovani generazioni e traendo, dal passato, quegli insegnamenti che non possiamo dimenticare. Grazie e viva l'Italia». Conclude il primo cittadino. 

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