Camionista ucciso a Fiorenzuola, sul tir dell’imputato 8 coltelli

Giallo a Fiorenzuola, imputato un lituano per la morte di un russo. Nuove perizie dei carabinieri del Ris su un altro coltello. Intercettazioni in carcere, spuntano voci sulla presunta richiesta di un rapporto omosessuale

La scena dell'omicidio (30 luglio 2016, Foto Gatti)

Le impronte dell’imputato su uno dei tanti coltelli che teneva sul camion, un incarico ai carabinieri del Ris di Parma per esami dattiloscopici e biologici su un altro coltello a serramanico trovato nella cabina del tir; tanti testimoni, tra cui l’ex compagno di cella dell’imputato per un paio di settimane e le “voci” su una presunta richiesta di un rapporto omosessuale che sarebbe alla base dell’omicidio. E’ la nuova udienza che si è tenuta, il 10 luglio, davanti alla Corte di assise, presieduta dal giudice Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta e con otto giudici popolari. Imputato di omicidio volontario è il camionista lituano, Ricardas Zamolskis, 60 anni, che non è più in Italia. L’uomo è accusato di aver ucciso con una coltellata, il 30 luglio del 2016, un altro camionista, il russo Oleksandr Bokov, un 33enne residente in Ucraina. Il corpo di Bokov venne trovato senza vita, vicino al camion, nell’area di servizio di Fiorenzuola, lungo la A1. Il camionista lituano è difeso dall’avvocato Andrea Bazzani (assistito da Arianna Maggi), mentre i famigliari di Zamolskis si sono costituiti parte civile con l’avvocato Paolo Ferroni.

Il pubblico ministero Daniele Di Girolamo ha continuato a sentire i tantissimi testimoni - sono 110 - di questo lungo dibattimento, la cui fine è prevista alla fine di ottobre. In apertura, la Corte ha affidato ai carabinieri del Ris di Parma l’incarico di trovare eventuali impronte e tracce biologiche su un coltello a serramanico. Sul tir di Zamolskis sono stati trovati 8 o 9 coltelli. Hanno poi deposto infermieri e personale volontario intervenuto il giorno del ritrovamento del cadavere e che hanno prestato le prime cure al 60enne lituano. Quando è stato ricoverato, l’uomo è stato visitato la pronto soccorso e gli è stato riscontrato un diabete importante, una glicemia e una pressione a livelli altissimi, insomma un quadro clinico compromesso.

Il perito della procura ha detto di aver trovato impronte digitali del lituano su un altro coltello da cucina trovato in cabina di guida, ma di non aver rilevato tracce ematiche. L’autopsia aveva trovato una piccola parte di un materiale, tuttora sconosciuto, conficcato nel petto. La lama aveva leso organi vitali. I due avevano bevuto parecchio, avevano stabilito gli esami sull’alcolimetria. Il compagno di cella del 60enne, un moldavo di 30 anni, tuttora in carcere per altri reati, ha parlato del periodo trascorso con Zamolskis. Tra tanti “non ricordo, dopo 4 anni …” il detenuto - che ha ammesso di non sapere di essere intercettato in cella - ha detto che l’uomo gli è sembrato una brava persona, dai modi educati e tranquillo. Poi c’è stata la domanda sui gusti sessuali e il giovane ha detto di non credere “che al lituano piacessero gli uomini”. Secondo le indiscrezioni, non confermate e provenienti da testimonianze e intercettazioni, ci sarebbe stato un non meglio chiarito tentativo di approccio sessuale da parte di uno dei due che avrebbe portato a scatenare una reazione violenta dell’altro. La parte civile ha contestato i “non ricordo” del giovane. L’avvocato Ferroni ha sottolineato come il moldavo non ricordasse cose importanti, mentre invece rammentava il carattere del 60enne e la sua bontà.

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