Cronaca

Cane Jeff abbattuto, un'animalista condannata per diffamazione

Multa di 2mila euro. Un veterinario dell’Asl la querelò dopo alcune frasi su Facebook. La difesa della presidente dell’Associazione: «Non ci sono le prove che scrisse lei. E poi la donna ha espresso solo il diritto di critica»

Nuovo strascico giudiziario per la vicenda dell’abbattimento del cane Jeff, un Golden Retriever abbattuto dopo il parere di un veterinario dell’Asl: l’animale era aggressivo, morsicava e aggrediva le persone a causa di un difetto congenito al cervello che gli procurava l’epilessia. Il giudice Laura Pietrasanta ha condannato, il 18 febbraio, a 2mila euro di multa Silvia Felice, presidente dell’Associazione animalista Arca di Noè, accusata di diffamazione. Felice era stata querelata dal veterinario Carlo Riccio, dopo che il medico aveva letto alcune considerazioni espresse dalla donna su Facebook. La difesa di Felice, con l’avvocato Franco Livera, ha fatto sapere che impugnerà il provvedimento «perché la donna ha solo fatto valere il proprio diritto di critica, senza insulti». Riccio, che si è costituito parte civile con l’avvocato Gianmarco Lupi, era stato definito, su Facebook, «persona ignobile, assassino», dopo l’archiviazione avvenuta nella primavera del 2016. Il giudice non ha disposto alcun risarcimento e la causa continuerà al Tribunale civile. La vicenda era cominciata nel 2013, quando un Golden Retriever di 18 mesi aveva morso un cittadino procurandogli 30 giorni di prognosi. Il proprietario lo aveva quindi portato al canile rinunciando alla proprietà del cane e affidandolo al Comune. Poi, l’intervento dei veterinari dell’Asl e l’abbattimento. Riccio, un funzionario dell’Asl e uno del Comune vennero querelati da Arca di Noè ed Enpa e accusati di uccisione di animali. Al termine dell’inchiesta lo stesso pm Emilio Pisante propose l’archiviazione, a cui si opposero gli animalisti. Il giudice sentì di nuovo le parti e decise, infine, di accogliere la richiesta di archiviazione della procura. Secondo le accuse, le accuse erano prive di fondamento e il medico veterinario aveva rispettato le normative sul benessere animale. «Non condividiamo la sentenza - ha affermato l’avvocato Livera - perché non ci sono prove.  Non è stata identificata la provenienza del post su Facebook. Inoltre, Felice ha solo espresso il proprio diritto di critica e non ha commesso un illecito».

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