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Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Cantone in Cattolica: «La corruzione è come la mafia, si combatte con la cultura»

Incontro di studio alla Cattolica con l'intervento di Raffaele Cantone, presidente dell'Anac (Autorità Nazionale anticorruzione): «Per combattere la corruzione è necessario agire soprattutto sul piano culturale affinché si faccia comprendere che questa è un danno non al singolo o ad un gruppo bensì per tutto il paese»

«Per combattere la corruzione è necessario prevenire soprattutto sul piano culturale affinché si faccia comprendere che questa è un danno non al singolo o ad un gruppo bensì per tutto il paese. Occorre usare la stessa metodologia utilizzata per la lotta alla mafia che ha ottenuto risultati quando si è compreso il danno che arrecava a tutti».

Questo il commento di Raffaele Cantone, Presidente dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) intervenuto all’incontro di studio promosso dal Dipartimento di Scienze giuridiche e dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Piacenza che si è svolto nella giornata del 5 novembre presso l’aula magna. «In un approccio - ha spiegato il coordinatore dell’evento, il professore Dino Rinoldi, docente di Diritto dell’Unione Europea - scientifico verso il fenomeno corruttivo che punti a misurarlo, a prevenirlo e contrastarlo con l’attività giudiziaria e di cooperazione internazionale», tema di cui ha dissertato Raffaele Piccirillo direttore generale della Giustizia penale del Ministero della Giustizia. Ha spiegato quali sono le principali sedi internazionali di contrasto alla corruzione ed ha svolto una panoramica sulla normativa nazionale di contrasto alla corruzione.

«Il contrario della corruzione - ha detto Rinoldi - è l’integrità», una definizione su cui ha concordato Cantone. «Per contrastarla è necessario il rispetto delle regole, il problema è capire come farle rispettare e prevenire la corruzione. Si potrebbe evitare di attendere le indagini, che sono meritorie e hanno il merito di scoperchiare il malaffare e vedere se se si può fare qualcosa prima che la corruzione si sviluppi. E' dunque necessario lavorare sul piano culturale».

Una battuta anche sul nuovo codice degli appalti in discussione alla Camera: «Ormai è in dirittura di arrivo, i tempi sono maturi. Le direttive comunitarie devono essere approvate entro il 16 aprile; se vogliamo ottemperare a questo termine sarà necessario accelerare e mi auguro che ciò avvenga». Subito dopo il saluto del pro-rettore Antonella Sciarrone-Alibrandi, ha preso la parola la prof. Emma Galli che ha trattato dei costi della corruzione. «L’opinione pubblica da un lato e le istituzioni internazionali dall’altro, sollecitano con urgenza provvedimenti in grado di contrastare la corruzione politico-amministrativa diffusa nel nostro paese. La corruzione è un fenomeno complesso e per questo sono vari i fattori che la determinano. Sicuramente, oltre al danno economico, sempre molto difficile da quantificare, vi è quello d’immagine, con un indicatore molto elevato nella percezione. Favoriscono la corruzione bassi livelli di reddito, di istruzione e di capitale sociale, scarsa diffusione dell’informazione, istituzioni democratiche deboli, inefficienza del sistema giudiziario, regole burocratiche complesse ed elevata spesa pubblica; sono tutti aspetti associati a maggiore corruzione. La difesa della buona governance passa sicuramente attraverso istituzioni politiche ed elettorali che si caratterizzano per un maggiore grado di accountability. Ma la corruzione è soprattutto un problema socio-culturale. L’attivazione di un processo virtuoso può essere affidata alla capacità di stimolo delle istituzioni nella direzione di un ripensamento della politica dell'istruzione e dell’inserimento di nuove forze sociali, le donne e i giovani, nella politica e nel lavoro. Lo stesso inasprimento delle sanzioni penali di comportamenti illeciti da parte di amministratori pubblici, politici e imprenditori, che pure è una misura necessaria, deve accompagnarsi ad un rafforzamento del peso dello distintivo sociale in uno sforzo ‘rieducativo’ che partendo dalla famiglia, dalla scuola, dalla stampa, coinvolga anche il cittadino e rinvigorisca la cultura della legalità».

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