Primi interrogatori sul caso Levante, parlano carabinieri e spacciatori

Tre civili sentiti nel carcere di Cremona e due carabinieri in quello di Piacenza. Uno dei due carabinieri ha risposto per due ore alle domande del giudice. Presenti i sostituti procuratori Centini e Colonna

Il carcere delle Novate

Molti degli arrestati hanno parlato, fornendo la loro versione dei fatti al giudice. Primi interrogatori di garanzia il 24 luglio nell’ambito della maxi inchiesta Odysséus, nella quale sono state spiccate misure cautelari per dieci carabinieri. Due militari sono stati ascoltati dal giudice per le indagini preliminari, Luca Milani, all’interno del carcere di Piacenza, dove sono detenuti in isolamento sei militari (gli altri sono agli arresti domiciliari o hanno avuto altre misure come l’obbligo di firma e di dimora). In mattinata, invece, nel carcere di Cremona, sono state ascoltate altre persone coinvolte nell’indagine. Sabato, si svolgeranno altri interrogatori tra cui quello dell’appuntato Giuseppe Montella, ritenuto dagli inquirenti uno dei leader dell’organizzazione creata fra militari e pusher “amici” per poter gestire lo spaccio di hascisc e marijuana durante il lockdown e non solo. Il carabiniere Daniele Spagnolo ha risposto per due ore alle domande del giudice (presente agli interrogatori anche il sostituto procuratore Antonio Colonna), assistito dall’avvocato Francesca Beoni. Spagnolo è accusato di peculato, spaccio, falso e omessa segnalazione di un tossicodipendente alla prefettura. Subito dopo di lui, il gip ha interrogato l’appuntato Angelo Esposito accusato di, truffa, falso, spaccio, sequestro di persona, tortura. Esposito è difeso dagli avvocati Pierpaolo Rovello (Torino) e Maria Paola Mozzo (Milano). A Cremona, invece, il gip  Milani, alla mattina, ha sentito tre persone. Megid Seniguer, difeso dall’avvocato Vittorio Antonini, ha risposto per oltre un’ora al giudice (presente in videocollegamento agli interrogatori il sostituto procuratore Matteo Centini). Più lungo, invece, l’interrogatorio di Simone Giardino che, assistito da Lorenza Dordoni, ha risposto per un paio di ore alle domande. Giardino è accusato di estorsione (avrebbe partecipato all’episodio con le minacce ai concessionari di Treviso dove Giuseppe Montella acquistò l’Audi A4) e ricettazione (di anabolizzanti).  Infine, anche El Mehdi Ghormy ha deciso di rispondere, per circa un’ora, al giudice. Il marocchino, accusato di spaccio, è difeso dall’avvocato Angelo Rovegno.

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