«Quando ho detto che non volevo spacciare per loro mi hanno picchiato in tre»

Hicham Hikim, marocchino 34enne, racconta a IlPiacenza quanto gli avrebbero fatto in via Caccialupo nel 2017: «Mi hanno preso per una canna e arrestato come se fossi un pusher, non volevo lavorare per loro e mi hanno picchiato, mi hanno detto: lo sai che questa caserma non è come le altre?»

La caserma Levante

«Davanti alla porta Giuseppe Montella mi ha detto: "lo sai che questa caserma non è come le altre?" Io ho risposto che lo sapevo perché me lo avevano già detto e poi ha detto che se io facevo il bravo loro sarebbero stati bravi con me. Mi hanno fatto entrare e mi hanno chiesto: "se tu ci aiuti, noi ti aiutiamo. Facci beccare qualcuno che ha la cocaina, ti diamo la tua parte e ti facciamo fare quello che vuoi". Quando ho risposto che non volevo e che non ero un infame di merda mi hanno picchiato in tre».  Lo racconta al nostro giornale il 34enne marocchino Hicham Hikim che ora si trova a Udine in un Cpr (Centro per il rimpatrio) dove è dal 12 luglio 2020. Il suo racconto e la veridicità di quanto ha voluto spiegarci saranno ora oggetto di verifiche da parte dell'autorità giudiziaria. Alle Novate ha scontato una pena per spaccio (un anno e quattro mesi)  in seguito all'arresto avvenuto il 30 ottobre 2017 ai giardini Merluzzo effettuato dai carabinieri della Stazione di Piacenza Levante. Con lui era stata arrestata anche la sua ragazza che era stata poi condannata a 8 mesi, pena sospesa. Entrambi erano stati accusati di detenzione di droga ai fini di spaccio. «Io e la mia fidanzata eravamo ai giardini e avevamo comprato una canna e basta, poi sono arrivati loro che ci hanno detto: "venite con noi in caserma"».

«Mi ricordo che io e V. (la fidanzata) volevamo andare a Genova per Halloween e invece ci hanno rovinato la vita. Quel pomeriggio del 30 ottobre in caserma mi hanno picchiato perché non volevo fare il loro informatore né spacciare per loro, ne avevano già tanti che io conosco, quando arrivava qualcuno di migliore, il precedente veniva scartato e picchiato. Una volta all'interno della Levante, quel giorno, la mia ragazza l'hanno messa in una stanza (poi è arrivata una donna carabiniere che l'ha perquisita ma non ha trovato nulla, oltre alla canna), mentre io sono stato fatto sedere su una sedia rivolto verso il muro. Nemmeno io avevo addosso niente. Avevo le manette e dovevo fissare la parete, mi dicevano "non muoverti, non puoi girarti né a destra né a sinistra". Ricordo di aver preso quattro schiaffi in testa da dietro: un carabiniere ogni volta che passava me ne dava uno. E mi dicevano "se fai la testa dura, tu e la tua ragazza andate in carcere"  allora ho chiesto il perché, avevamo solo una canna e loro mi hanno risposto, erano in tanti: "ti faccio vedere cosa avevate addosso? Ecco avevate addosso questo" - e ha tirato fuori un pezzo di hascisc da 7-8 grammi circa - e mi hanno fatto vedere un ragazzo italiano che aveva detto cose contro di me. In carcere ci hanno portato dopo le 22 e dopo essere stati portati al comando provinciale».

marocchino picchiato levante-2«Ad un certo punto ho chiesto se potevo fumare una sigaretta - prosegue il 34enne - mi hanno detto di sì e siamo usciti da quella stanza, ero con due carabinieri e mi hanno ancora chiesto: "allora ci aiuti? Facci beccare qualcuno che ha la cocaina, ti ricompensiamo, anche Montella lo diceva, vendi la nostra roba e ti aiutiamo e quando abbiamo bisogno ti chiamiamo". Io ho detto che non era il mio lavoro, che non ero un infame e che non avrei fatto quello che volevano, si sono incazzati mi hanno preso a schiaffi, poi sono caduto per terra e ho preso calci e pugni, poi mi hanno riportato nella stanza dove ero seduto contro il muro. Mi hanno detto: "oggi inculiamo te e lei mandandovi in carcere" e ho chiesto ancora il motivo e loro hanno detto ancora del pezzo di fumo grande, poi ho visto che nell'articolo de IlPiacenza nella foto sono comparsi anche dei soldi (io avevo 2 euro nel portafoglio, ma erano i miei), un grinder, un bilancino: tutti questi oggetti però io quando ero lì non li ho visti, non erano nostri. Li hanno messi apposta perché secondo loro tutti devono collaborare con la Caccialupo sennò si finisce in carcere e così mi hanno rovinato». «Io avevo dei precedenti per droga, loro lo sapevano e hanno tentato di farmi gola per tirarmi dalla loro parte, ma io non ho voluto, io voglio sposarmi con la mia ragazza e adesso sono senza documenti e non posso e se mi mandano al mio Paese per colpa loro? Dal 2017 non ho mai più fatto niente perché ho paura di loro e dei loro pusher. Montella  - racconta - vuole mangiarmi perché sanno quello che mi hanno fatto». «Quando sono uscito  - prosegue - mi hanno cercato e mi hanno detto che non dovevo stare a Piacenza e mi hanno ancora picchiato, allora sono scappato in Calabria e poi sono ritornato per la mia fidanzata. Quando ero via chiedevano a lei dove fossi, ma lei non ha mai detto niente. Loro pensano che siamo tutti spacciatori e delinquenti e che vogliamo spacciare e allora lo si deve fare con loro, altrimenti botte e io so che ci sono alcuni egiziani che stanno in via Dante e che lavorano per loro e che li hanno aiutati anche nel lockdown. Quando nessuno aveva più droga, loro l'avevano». «Io rispetto tutti i carabinieri e i poliziotti che onorano la divisa e sono onesti, ce n'era uno lì dentro che era bravo, lo ricordo bene. Quelli che mi hanno fatto del male però devono pagarla: li conosco e li riconosco in faccia. Alla fine, dopo ore lì dentro, hanno scritto un verbale, io non volevo firmarlo e volevo leggerlo, me lo hanno impedito e mi hanno ancora preso a schiaffoni, alla fine per paura ho messo la mia firma: non ho avuto scelta». 

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