Carcere, il garante Bruno: "Risolti i problemi alla struttura, ma mancano educatori"

La figura di garanzia dell'Assemblea segnala che sono calate le attività, perché è mancata la disponibilità del terzo settore

Le criticità igienico-sanitarie sono superate, ma rimane le carenze di personale nell’area giuridica e pedagogica e soprattutto calano le attività, perché sia “è venuta meno la disponibilità dei soggetti del mondo della cooperazione e dell’associazionismo che le avevano in carico” sia “permane una certa difficoltà relativa alla condivisione di progettualità fra Comune di Piacenza e la direzione dell’istituto”. Sono queste le condizioni della casa circondariale di Piacenza, che la Garante delle persone private della libertà personale dell’Emilia-Romagna, Desi Bruno, ha visitato nei giorni scorsi insieme al Garante comunale Alberto Gromi, prima di incontrare la direttrice Caterina Zurlo.

A fronte di una capienza regolamentare di 399 posti, nella struttura sono presenti 392 persone, di cui 15 donne: gli italiani sono 134, gli stranieri 258. I condannati in via definitiva risultavano 276 e 116 gli imputati. La definizione del nuovo circuito regionale ha previsto la forte caratterizzazione della struttura in termini di presenza di detenuti autori di reati sessuali, che sono ora circa uno su tre. I ristretti con problemi di tossicodipendenza sono 174.

Per quanto riguarda le condizioni igienico-sanitarie,l’ultima relazione dell’Asl locale ha certificato che sono state sanate alcune delle carenze igienico-sanitarie segnalate negli anni precedenti: in particolare sono stati effettuati i lavori di messa a norma dell’impianto elettrico e sono stati ristrutturati e ampliati i locali per la cucina. Tra le ulteriori raccomandazioni, segnala la figura di garanzia dell’Assemblea, le principali sono sostituire i sanitari di tutte le celle e posizionare un bidet al posto dei lavapiedi, rendere funzionante l’impianto di aspirazione per ovviare alla proliferazione di muffe sulle pareti e cambiare i diffusori delle docce, ripristinando quelli mancanti. Gli ambienti del nuovo padiglione, con una capienza di 200 persone, sono assolutamente congrui dal punto di vista degli spazi e della luminosità, e hanno anche le docce nel bagno all’interno della cella. La vigilanza è garantita da un sistema di videosorveglianza esterno alla sezione, con l’intervento del personale a chiamata, attraverso un citofono, del detenuto, ovvero quando se ne ravvisi l’opportunità.

Permane però, avverte la Garante, la carenza di un numero adeguato di professionalità con competenze giuridico-pedagogiche: gli educatori operativi sono tre, e per questo motivo Bruno e Gromi hanno già sollecitato ripetutamente chi di competenza per un potenziamento dell’organico. Sono attivati corsi scolastici di scuola primaria, scuola secondaria e istituto professionale agro-alimentare: dall’anno scorso è garantita anche la terza classe della scuola professionale che consente l’accesso alla qualifica di operatore agroalimentare.  I detenuti che lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria sono 70 e sono impegnati in lavori domestici a rotazione mensile.

Le attività di coltivazione di piante officinali e il progetto di produzione di pasta fresca sono di fatto terminati, lamenta Bruno perché è venuta meno la disponibilità dei soggetti del mondo della cooperazione e dell’associazionismo che li avevano in carico. Si registra, spiega Bruno, una certa difficoltà relativa alla condivisione di progettualità fra Comune di Piacenza e la direzione dell’istituto, che talvolta non ha consentito un’adeguata programmazione per le attività da svolgere all’interno del carcere, nonché il compimento di quelle già programmate. L’auspicio della figura di garanzia è che questi soggetti istituzionali possano presto tornare a dialogare nella forma più ampia, in una prospettiva che sia funzionale ai bisogni della popolazione detenuta.

La direzione ha, inoltre, rappresentato che sono stati presentati alla Cassa delle Ammende due progetti: uno già approvato e in corso di realizzazione relativo alla costruzione di un open space nell’area del carcere dedicata alle lavorazioni che sarà destinato a palestra o altre attività, l’altro, in attesa di approvazione, relativo al rifacimento delle docce comuni e del sistema di videosorveglianza, così da dare concreta attuazione della vigilanza dinamica. 

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