Novate, Alfano: "La libertà si può togliere, la dignità no" ma piovono fischi dalle celle

Il ministro Alfano ha posato alla presenza della autorità di Piacenza la prima pietra del nuovo padiglione che ospiterà 200 detenuti al carcere delle Novate. "Mi piacerebbe posare anche l'ultima pietra. Penso che la libertà si possa togliere ma la dignità no: la detenzione deve essere rieducativa"

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha posato oggi, 28 febbraio, la prima pietra del nuovo padiglione che verrà costruito al carcere delle Novate. Ospiterà 200 detenuti e verrà a costare quasi 10 milioni di euro.

L'ARRIVO - Alfano è arrivato nella tarda mattinata con un corteo di 6 auto della scorta ed è stato accolto dal picchetto d'onore degli agenti di polizia penitenziaria e dalle autorità piacentine a partire dal direttore delle Novate Caterina Zurlo e dal sindaco Roberto Reggi.

LE DICHIARAZIONI - "Sarò felice di posare anche l'ultima pietra. Ritengo che la libertà si possa togliere ma la dignità no ed è per questo che la detenzione deve essere riabilitante e rieducativa e deve avvenire in un ambiente sano e adeguato" così Alfano commenta situazione odierna del carcere piacentino, che non è delle migliori.

AGENTI DI POLIZIA - E prosegue: "Con la costruzione della nuova ala non bisogna però dimenticare che le condizioni della struttura già esistente sono disastrose. Il governo ha proceduto all'assunzione in blocco di 1800 agenti di polizia penitenziaria su tutto il territorio e quindi sicuramente ne verranno mandati anche in Emilia Romagna, regione che ha le strutture carcerarie ormai al collasso".

GLI EXTRACOMUNITARI - Continuando, assicura che: "Alle Novate non verranno mandati più detenuti e per quanto riguarda la presenza in carcere di extracomunitari a Piacenza questi sfiorano il 45 % di presenze e questo rappresenta un doppio costo: quello dei processi e quello della sicurezza in città".

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I FISCHI - Alfano dopo una breve passeggiata ha poi posato la prima pietra della futura struttura tra gli applausi certo ma anche tra molti fischi. Infatti i detenuti, che hanno assistito alla scena dalle finestre delle loro celle, non hanno accolto con piacere la visita del ministro. Hanno gridato: "Vergogna", "Libertà", "A casa" e hanno fatto molto rumore percuotendo con ciotole e piatti le sbarre delle finestre".

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