Cronaca

Carta vetrata sulle gambe per procurarsi le lesioni dei finti incidenti

Emergono i dettagli dell'operazione dei carabinieri che ha sgominato una banda dedita alla truffa alle assicurazioni

Non bastava creare a tavolino un finto incidente. Per rendere tutto più credibile agli occhi delle assicurazioni, venivano anche chiamati i vigili per i rilievi e l’ambulanza per portare il finto ferito all’ospedale per essere visitato. 

Chi a Piacenza da almeno quattro anni gestiva un’agenzia di pratiche infortunistiche e assicurative probabilmente basando quasi esclusivamente il proprio lavoro su incidenti simulati  - come sostiene la Procura di Piacenza - non si faceva scrupoli a coinvolgere le ignare forze dell’ordine e i sanitari nei loro “teatrini” che, nel giro di breve, avrebbero portato risarcimenti da migliaia e migliaia di euro. I soldi poi venivano spariti, in minima parte, con gli “attori” (tutti reclutati tra gli sbandati e i nullafacenti della città) mentre gran parte della fetta finiva nelle tasche degli organizzatori stessi.

I carabinieri della Compagnia di Bobbio comandati dal maggiore Fabio Longhi, insieme al sostituto procuratore Emilio Pisante, hanno diffuso alcuni dettagli sull’indagine ai danni delle assicurazioni che ha portato pochi giorni fa all’arresto di una ventina di persone e alla denuncia a piede libero di altri 70 soggetti: «ma molti stanno confessando e l’attività di riscontro si sta allargando ogni giorno a dismisura» sottolinea il capo della Procura di Piacenza, Salvatore Cappelleri. Che prosegue: «Questa indagine non ha precedenti nel nord Italia. E siamo solo all’inizio».

Dunque, scoperchiato il vaso di Pandora dopo l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare (metà in carcere e l’altra metà ai domiciliari) emergono ora alcuni particolari quasi grotteschi di questo sodalizio che vede coinvolti, agli alti vertici. avvocati, assicuratori e medici. Chi veniva reclutato per fingere di restare coinvolto nell’incidente “fantasma”, nella parte di protagonista oppure di vittima, prendeva un migliaio di euro. Contando che mediamente si trattava di risarcimenti tra i 10mila e i 15 mila euro, il resto se lo intascavano gli organizzatori, i quali - afferma Pisante - ne avevano in agenda due o tre a settimana. Insomma, per campare non avevano bisogno degli incidenti veri, bastavano tranquillamente quelli finti.

La mole di documenti sequestrati dai carabinieri durante le perquisizioni, e ora al vaglio dei militari, è ingente. Decine e decine di incidenti stradali accaduti negli ultimi anni potrebbero essere fasulli.

Chi invece doveva apparire come attore sulla strada, in qualche caso si premurava di cagionarsi preventivamente delle abrasioni da caduta sulle gambe o sulle braccia strofinandosi addosso la carta vetrata. Poi si andava in scena - magari gettando la bici sotto la macchina dell’altro attore - e infine si trascorreva la giornata nella sala d’attesa del pronto soccorso di Piacenza in attesa di essere visitati e dimessi con qualche giorno di prognosi. I carabinieri però, che già erano sulle loro tracce, sono riusciti addirittura in alcuni casi ad appostarsi e riprendere il finto incidente. Una delle tante prove schiaccianti che verrà utilizzata dal'accusa.

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