Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Materiale illecito acquistato dai sinti, le ditte di smaltimento si difendono: «Documenti in regola e pagamenti tracciati»

Per tre ore, gli indagati della Cartocast, accusati di ricettazione, hanno spiegato al giudice la regolarità del loro lavoro

Secondo le accuse avrebbero acquistato centinaia di tonnellate di materiale ferroso, tra ferro, rame o alluminio tutto di provenienza illecita, dai sinti. Nessun illecito, replica la difesa delle aziende, tutto era regolare ed è stato spiegato al giudice nelle tre ore dell’interrogatorio di garanzia.  Secondo la procura, le due ditte piacentina Cartocast e La Recuperi erano «compiacenti» e la documentazione sequestrata «ha dimostrato come le stesse fondino la propria attività in maniera determinante sul conferimento di materiali ferrosi effettuato dagli appartenenti all’organizzazione, grazie ai rapporti intrattenuti (con i nomadi, ndr) da Bruna Binelli (Cartocast) e Marco Baldini (La Recuperi)». La procura ha documentato l’acquisto di centinaia di tonnellate di materiali e le intercettazioni telefoniche mostrano i rapporti tra le due ditte e alcuni dei sinti, a partire dal capo Rocco Bramante.

L’avvocato Sara Botti assiste Binelli e i cugini Christian e Ivan Castagnetti (tutti della Cartocast). Tutti sono accusati solo di ricettazione. Per loro, il legale ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari o una misura cautelare più lieve (obbligo di firma). Il giudice si è riservato la decisione. L'avvocato Alessandro Stampais assiste Recuperi: «Dimostreremo l'estraneità a questo tipo organizzazione». 

La ricettazione, secondo il difensore, si basa solo sulle dichiarazioni obbligatorie dell’azienda. Gli indagati hanno presentato sempre i Mud (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale) che è lo strumento con il quale si realizza la comunicazione annuale al catasto dei rifiuti, un adempimento che consente di raccogliere ed elaborare statisticamente i dati sui rifiuti raccolti dai Comuni, prodotti da imprese ed enti, trasportati, intermediati, commercializzati e sottoposti a trattamenti finalizzati al recupero o allo smaltimento. La ditta poteva acquistare, anche dai privati, quei rifiuti e li ha regolarmente registrati e anche pagati. Tutto è tracciato, ha affermato la difesa, e «siamo in grado di dimostralo».

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