Caruso prepara il processo e valuta il rito abbreviato

In carcere a Voghera respinge le accuse di contatti con la ‘ndrangheta: «Sto male, ho il diabete, temo il contagio. Farò lo sciopero della fame e dell’insulina». Il fratello Albino dall’Abruzzo nega le accuse: «E’ una cosa più grande di me»

Giuseppe Caruso. Nella foto sotto, il fratello Albino

Sta valutando la scelta del rito abbreviato, una soluzione che gli consentirebbe lo sconto di un terzo della pena. Ma oltre alla valutazione della strategia processuale nel processo, Giuseppe Caruso lancia anche un grido di dolore dal carcere di Voghera, dove è detenuto in regime di 41bis, cioè il carcere duro: “Sto male, temo di venire contagiato dal coronavirus e non riesco fare nessuno degli esami periodici per il diabete. Se continua così inizierò lo sciopero della fame e non assumerò più l’insulina”. E’ lo sfogo dell’ex presidente del Consiglio comunale arrestato il 25 giugno del 2019 con accuse pesantissime, quelle di essere legato alla ‘ndrangheta e alla cosca cutrese dei Grande Aracri, che si era estesa in Emilia-Romagna nella zona di Brescello.

Con Giuseppe Caruso, 59 anni, venne arrestato dalla polizia, che aveva svolto l’indagine coordinata dalla Dda di Bologna con il sostituto procuratore Beatrice Ronchi, anche il fratello Albino, di 60 anni. Entrambi potrebbero rivedersi all’udienza preliminare davanti al giudice per le indagini preliminari di Bologna, la prossima settimana. Un’udienza, però, su cui aleggia la possibilità di un rinvio a causa dell’emergenza dovuta all’epidemia. Anche se non è detta l’ultima parola: l’udienza potrebbe svolgersi in videoconferenza. Giuseppe Caruso e il fratello sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, truffa aggravata ed estorsione (Giuseppe anche di Albino Caruso-2corruzione). Secondo la Dda - che arrestò 30 persone e ne indagò in totale 76 - i Grande Aracri avevano esteso il loro traffico di influenze per gestire e controllare le attività economiche in provincia di Reggio Emilia e che si estendeva anche a Parma e Piacenza. L’operazione Grimilde aveva di nuovo azzerato la cosca cutrese. Era il 2015. Secondo il Gip di Bologna, e il magistrato lo ha scritto nell’ordinanza di custodia cautelare, i fratelli Caruso «erano in costante sinergia con i vertici del sodalizio fornivano un costante contributo per la vita dell’associazione». I due poi, durante le indagini, erano stati ripresi a una cena e al tavolo con loro c’era anche Salvatore Grande Aracri.

Giuseppe è difeso dall’avvocato Anna Rosa Oddone (Foro di Torino), mentre Albino è assistito dall’avvocato Marina Vaccaro (Foro di Pescara). Il primo è in carcere a Voghera, il secondo a Lanciano (Pescara). Mentre Giuseppe è al 41 bis, il fratello Albino è con i detenuti comuni. Entrambi sono carceri di massima sicurezza. Caruso, in quota Fratelli d’Italia, era stato subito allontanato dal partito e si era, in seguito, dimesso dalla carica di presidente del Consiglio comunale. Lo stesso procuratore della Dda aveva escluso contatti tra l’attività politica e il suo presunto ruolo nella criminalità organizzata.

LA RECLUSIONE A VOGHERA

Drammatica la situazione di Giuseppe, che ha problemi di salute. Dopo 9 mesi di carcere ha deciso di far sentire la propria voce con un gesto eclatante. Il difensore di Giuseppe ha provato ad attenuare la misura cautelare, ma il giudice ha respinto tutte le istanze: «Avevo A sinistra, Anna Rosa Oddone-2chiesto - ha spiegato Oddone - l’uso del braccialetto elettronico o gli arresti domiciliari. Purtroppo è stato trascurato l’aspetto umano. Caruso è in cella con altre persone ed è difficile rispettare le distanze di sicurezza per evitare il contagio, ha un diabete che è certificato». L’avvocato lo ha potuto vedere l’ultima volta un mese e mezzo fa. «Per fortuna - continua Oddone - ha le tre figlie che gli sono molto vicine. E’ dimagrito, ma resta combattivo». Fin da subito Caruso si era detto estraneo alle accuse: «E lo ripete nella sua disperata difesa». Al di là dei risultati dell’indagine, svolta con pedinamenti e intercettazioni telefoniche, resta quella foto a cena con il boss Grande Aracri. «Ha sempre detto - sottolinea l’avvocato - che la sua attività politica lo ha portato a conoscere tantissime persone e stringere tante mani. Gli venivano presentate le persone e lui, spesso, non sapeva nemmeno chi fossero». Per Caruso la chiusura delle indagini è arrivata a dicembre e lui aveva chiesto di essere sentito dal pm, rendendo dichiarazioni spontanee. Ora, con l’avvocato, Giuseppe Caruso sta valutando la strategia migliore per affrontare il processo e fra le strade da percorrere non sarebbe stata esclusa quella che porta al rito abbreviato.

IL DISAGIO NEL CARCERE ABRUZZESE

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Come il fratello, anche Albino ha sempre negato tutto e reagisce a questa situazione. Le indagini, per lui, sono state chiuse in febbraio, poco prima dell’esplosione dell’epidemia. «Non ho ancora la copia del fascicolo - afferma l’avvocato Vaccaro - e credo che all’udienza preliminare sarò costretta a chiedere un termine per studiare gli atti». Vaccaro ha contattato Albino un paio di settimane fa, via Skype. E’ reattivo, respinge le accuse e ritiene questa vicenda più grande di lui. Albino si trova in una condizione difficile e di disagio, anche economico, ed era difficile che potesse ottenere gli arresti domiciliari, perché non ha una casa, un posto dove stare. «Infatti, viveva in affitto» spiega l’avvocato Vaccaro.

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