Caruso sospende lo sciopero della fame

Temeva di non essere protetto dall’epidemia. I giudici bolognesi avevano anche svolto accertamenti nel penitenziario, trovando che i dispositivi di protezione c’erano. L’ex politico piacentino, accusato di associazione mafiosa, è ammalato. Si trova al 41 bis nel carcere di Voghera ed è in attesa dell’udienza preliminare che si terrà a Bologna e alla quale potrebbe presenziare

Giuseppe Caruso

Giuseppe Caruso ha sospeso lo sciopero della fame nel carcere di Voghera. L’ex politico piacentino, che si trova in cella per reati legati all’associazione mafiosa, aveva anche minacciato di sospendere i farmaci per curare una malattia da cui è affetto da molto tempo. E il Tribunale di Bologna, dopo il suo clamoroso gesto di protesta - temeva di essere contagiato dal Covid-19 e non si sentiva sicuro - ha anche avviato un accertamento nel carcere. La verifica ha riscontrato come l’istituto penitenziario fosse sicuro durante l’emergenza del coronavirusAnna Rosa Oddone-2 e che i detenuti avevano gli strumenti di protezione.

Caruso aveva lanciato un grido di aiuto ai primi di aprile, minacciando di non mangiare più e di sospendere le medicine, tra cui l’insulina. Per una settimana aveva rifiutato il cibo, poi ha deciso di interrompere la protesta. Caruso, 59 anni, venne arrestato il 25 giugno del 2019 con le accuse di essere legato alla ‘ndrangheta e alla cosca cutrese dei Grande Aracri. All’epoca, Caruso era presidente del Consiglio comunale, in quota Fdi (il partito lo aveva subito espulso), carica da cui poi si dimise. Con lui venne arrestato anche il fratello Albino (in carcere a Lanciano, vicino a Pescara), all’interno dell’operazione Grimilde portata avanti alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. La polizia fermò i due fratelli, che secondo la procura antimafia erano vicinissimi al clan della ‘ndrangheta dei cutresi Grande Aracri. L’inchiesta Grimilde ha smantellato un gruppo criminale che operava da Brescello e si era esteso nelle zone del Mantovano e del Pavese. La polizia arrestò 30 persone e ne denunciò altre 70. Caruso, secondo il pm, è stato ritenuto una persona importante nell’organizzazione.

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La scorsa settimana si sarebbe dovuta tenere l’udienza davanti al gip di Bologna, dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Beatrice Ronchi, ma era stata rinviata a causa delle difficoltà dovute all’epidemia. Le prossime udienze, però, potrebbero svolgersi alla presenza di giudici, avvocati e imputati e non in videoconferenza. Caruso è difeso dall’avvocato torinese Anna Rosa Oddone che si sta battendo per far ottenere una misura meno pesante (lui è in regime di 41 bis, il “carcere duro”). Il Tribunale, però, ha respinto due istanze per fargli ottenere gli arresti domiciliari, nonostante avesse presentato la certificazione medica del precario stato di salute di Caruso. Ma l’avvocato non demorde e sta studiando altre strade per cercare di far tornare a casa Caruso.

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