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I carabinieri di Cremona

I carabinieri di Cremona

Case d'appuntamento con un triage sanitario per il Covid, due arresti a Fiorenzuola

Arrestati dai carabinieri di Cremona un 73enne originario di Mede (Pavia), ma da anni residente a Fiorenzuola e la sua convivente, una 52enne di nazionalità cinese per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione

Per attirare la clientela anche in pieno lockdown e per non perdere il giro di affari, avevano organizzato le case di appuntamento con un vero triage sanitario.  La donna che gestiva l'attività dopo una rapida valutazione sull'apparente stato di salute del cliente e ricevuto il denaro, lo avviava in un disimpegno dove gli veniva provata la temperatura con un termometro digitale, gli venivano disinfettate le calzature e dopo essere stato igienizzato e fornito di mascherina, veniva introdotto nell’area trattamento "massaggi" per ricevere la prestazione sessuale pattuita. I Carabinieri del Norm della Compagnia di Cremona, la mattina del 5 marzo hanno tratto in arrestato, in esecuzione di una misura cautelare della custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Cremona Elisa Mombelli su richiesta del om Vitina Pinto, per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione un 73enne originario di Mede (Pavia), ma da anni residente a Fiorenzuola e la sua convivente, una 52enne di nazionalità cinese.

Dalle risultanze investigative condotte dai carabinieri a partire dal mese di gennaio e scaturite dalle segnalazioni di alcuni cittadini preoccupati per il continuo sospetto via vai causato dai clienti (tutti uomini adulti che prima di accedere anticipavano l’ingresso con una telefonata), rimasto costante anche nel periodo di massimo lockdown, delle festività natalizie, sono stati raccolti nei confronti dei due, chiari elementi di prova, quali gestori di due abitazioni (una a Cremona ea una a Crema), dove risultava venire favorita la prostituzione di giovani donne di nazionalità cinese, dietro il paravento di un’attività di “centro massaggi”.

Tra le segnalazioni anche quelle di alcuni professionisti o uomini che per motivi di lavoro frequentavano altri uffici presenti nel condominio dove era stata creata la casa d’appuntamento che avevano ricevuto delle esplicite avances da ragazze cinesi che verosimilmente vivevano all’interno dell’appartamento. Attività illecita ampiamente pubblicizzata su rete internet e pubblicazione di annunci. In particolare un appartamento posto all’interno di un elegante condominio residenziale in via Bergamo di Cremona, è stato individuato quale luogo in cui alcune giovani donne cinesi, venivano fatte prostituire dalla coppia.

Ragazze che venivano reclutate tramite annunci di lavoro per massaggiatrici, quindi fatte alloggiare nonché minacciate, nel caso in cui non avessero accettato di prostituirsi, di rimanere senza lavoro e segregate in casa, così costringendole a consegnare i proventi ottenuti (tra i 30 e i 50 euro per prestazione). Sono ancora in corso accertamenti al fine di stabilire il numero esatto delle giovani donne fatte prostituire nei due appartamenti gestiti dalla coppia, in quanto ciclicamente venivano sostituite, ma in ogni caso risultano tutte provenire dalle comunità cinesi di Milano e Pavia.

L’appartamento di proprietà di una professionista cremonese, estranea alla vicenda, e preso in affitto dalla coppia, con il falso pretesto di volerci andare a vivere, è stato posto sotto sequestro. Fuori dalla porta d’ingresso della casa d’appuntamento, era stata installata una telecamera di videosorveglianza, mediante la quale i due gestori dell’illecita attività, monitoravano la presenza sul pianerottolo dei clienti al loro arrivo, sia di eventuali soggetti estranei, al chiaro fine di eludere eventuali interventi o controlli di polizia.

L’attività di indagine ha confermato, che la proprietaria stessa dell’appartamento aveva già detto al 73enne che l’istallazione della telecamera non era autorizzata e che non potevano essere riprese le persone che accedevano al condominio, ma l’uomo aveva risposto “che l’aveva istallata in quanto in giro ci sono delle persone cattive che avvicinano gli anziani come lui con cattive intenzioni”.           

Decine i clienti provenienti dalle province, di Cremona, Piacenza, Parma, Lodi, Mantova e Brescia, che frequentavano gli appartamenti gestiti dalla coppia, sempre in orari diurni per “mascherare il sospetto via vai” con le numerose regolari attività di ufficio che si svolgevano negli altri appartamenti occupati nei condomini di Cremona e di Crema. Clientela per cui i carabinieri stanno svolgendo i dovuti accertamenti anche in virtù delle violazione commesse in relazione alla normativa ministeriale in materia “anti-Covid”, in particolare per raggiungere le “case d’appuntamento” violando le prescrizioni sui movimenti tra i vari Comuni, le Province e le Regioni a seconda del “colore” in vigore nelle circostanze dell’incontro con le prostitute. 

Il 73enne italiano e la 52enne cinese, sono stati rintracciati e tratti in arresto all’interno della loro abitazione di residenza di Fiorenzuola posta nei pressi della stazione ferroviaria del centro piacentino e che nel corso delle indagini è risultata essere stata usata spesso quale base logistica, utilizzata per ospitare le donne reclutate per il successivo avvio all’attività di prostituzione.

In fase di indagine, il 23 febbraio nel corso di una perquisizione domiciliare il 73enne, al fine di opporsi al controllo, all’identificazione ed all’esecuzione del decreto di perquisizione, ha usato violenza e ha minacciato ripetutamente i carabinieri per cui nei suoi confronti il Gip ha contestato anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, i carabinieri hanno trovato e sequestrato, abbigliamento succinto, preservativi, gel ed oli lubrificanti, spray igienizzanti (nella camera da letto dove venivano consumate le prestazioni sessuali) e una somma in contanti di oltre 16mila euro in banconote di piccolo taglio. Il 73enne peraltro, in tali circostanze veniva trovato con addosso una fondina, per il porto di una pistola ad aria compressa, provvista di caricatore da 16 colpi, contenente 14 colpi costituiti da pallini metallici che lo stesso dichiarava di usare per difendersi dai malintenzionati, ma che le indagini hanno chiarito era detenuta per spaventare eventuali clienti “problematici”. Gli arrestati sono stati portati  nelle Case Circondariali di Cremona e Verziano (Brescia).

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