Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Caso Dorini, esce dal carcere Angelo e va ai domiciliari

Raffica di interrogatori del pm Fontana. Restano in cella il figlio Pierangelo e il commercialista Petricciola. E la procura ricorre contro la scarcerazione dell'avvocato Zambella (era uscito per il rischio suicidio)

E’ uscito dal carcere Angelo Dorini. Il 67enne titolare dell’omonimo impero con in testa società immobiliari e concessionario della Volvo Truck in Italia ha ottenuto gli arresti domiciliari. Intanto, il Tribunale del riesame di Bologna ha respinto le richieste di scarcerazione del figlio Pierangelo, detenuto a Milano, e del commercialista spezzino Vittorio Petricciola, tutti coinvolti nella maxi inchiesta sul crack del Gruppo Dorini.

Nel frattempo, sono continuati gli interrogatori del pm Roberto Fontana, titolare dell’inchiesta condotta dalla Direzione antimafia di Genova, che oggi, 5 ottobre, ha sentito di nuovo Gian Marco Govi, l’uomo ritenuto la mente finanziaria del Gruppo piacentino. E lo stesso sostituto procuratore ha presentato appello contro la scarcerazione dell’avvocato spezzino Pierpaolo Zambella, uscito dal carcere dopo un certificato medico che attestava il “rischio elevato di suicidio”.

Il pm ha chiesto la scarcerazione di Angelo Dorini dopo l’ultimo interrogatori, avvenuto alla presenza dei suoi difensori, gli avvocati Massimo Solari e Marco Guidotti. Dorini ha risposto a tutte le domande del pm. In precedenza, la difesa dell’uomo aveva chiesto un visita specialista, accordata dal giudice per le indagini preliminari, con un cardiologo. Di fatto, la decisione del pm - che ha chiesto la sostituzione della misura cautelare, passando dal carcere ai domiciliari - supera l’iniziativa perché ha permesso a Angelo Dorini di tornare a casa e potersi curare.

Non si ferma, dunque, il lavoro per arrivare a capo dell’indagine che ha portato a 8 misure cautelari e a numerose denunce. E prossimamente sono attesi gli interrogatori di altre persone, tra cui lo stesso Angelo Dorini.

Il sistema messo in piedi, secondo le accuse, attraverso un complesso giro di trasferimenti di società a prestanome, consentiva a ditte in difficoltà di trasferire all’estero una nuova società, evitando il fallimento, salvando tutti i beni e togliendo la possibilità ai creditori di rifarsi. In particolare, il Gruppo Dorini avrebbe dovuto spostarsi in Romania, ma la procura è intervenuta prima che l’ultimo passaggio potesse attuarsi. Gli ideatori del sistema, secondo la procura, avevano creato un pacchetto “chiavi in mano” per permettere a chi era in difficoltà di poter sparire dalla circolazione, salvando il proprio capitale.

Tutti gli arrestati sono accusati di bancarotta, riciclaggio e trasferimento fraudolento di beni.

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