Centro di raccolta rifiuti urbani a Vernasca: «La Procura indaghi»

Il consigliere regionale Matteo Rancan (Lega Nord) ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Piacenza

Matteo Rancan

Una «scelta discutibile» realizzare in quel luogo il centro di raccolta rifiuti urbani di Vernasca. E’ non è solo il terreno a far nascere dubbi al consigliere regionale della Lega, Matteo Rancan, che il 12 gennaio ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Piacenza. Secondo il consigliere del Carroccio a essere discutibile sono anche - si legge nel documento - «il procedimento di approvazione del progetto dei lavori, il prezzo di acquisto dell’area, i tempi di richiesta di finanziamenti alla Regione, l’inopportuna parentela ed il cumulo di ruoli di alcuni soggetti coinvolti nel procedimento».

Nell’esposto viene ripercorsa la storia dell’area dal primo marzo del 2012, a partire dalla delibera del Comune che approvava il progetto preliminare, firma dei geometri Franzini e Solari, del valore di 176mila euro. 
Rancan mette sotto la lente di ingrandimento, e chiede ai magistrati di indagare, «sull’acquisto - si legge nell’esposto - del terreno che era di proprietà di un parente dell’assessore ai Lavori Pubblici». Inoltre, esistevano, secondo Rancan, rapporti di «lavoro subordinato in corso con la ditta Branzini srl che pare di proprietà dello stesso geometra comunale Franzini».

Questo perché, nella primavera del 2014 si erano verificate alcune frane che hanno coinvolto la strada che porta al centro di raccolta dei rifiuti. Il Comune corse ai ripari e un’ordinanza del novembre 2014 del capo del dipartimento di Protezione civile aveva inserito anche «l’intervento di messa in sicurezza» dell’area. Nell’aprile dell’anno seguente, lo stesso Rancan aveva presentato in Regione un’interrogazione alla Giunta: voleva sapere se ci fosse una relazione geologica alla base che giustificava il centro rifiuti in quella zona e voleva conoscere «i tempi per la concessione del finanziamento di 60mila euro per il riassetto del suolo interessato alla frana». Alla fine di luglio, Franzini, responsabile del Servizio tecnico comunale, aveva «affidato un ulteriore incarico professionale ad un tecnico “per la redazione di relazione tecnica per l’individuazione delle cause del movimento franoso”». Secondo Rancan quella zona era conosciuta come instabile.
Nel frattempo arriva la risposta della Regione, l’assessore alla Difesa del suolo, Paola Gazzolo, il 21 aprile 2015 scrive che la frana è stata provocata dalle «avversità atmosferiche dell’ottobre 2014» e che «il finanziamento di 60mila euro sarà valutato nell’ambito del quadro complessivo degli interventi segnalati per tutto il territorio regionale a seguito delle avversità atmosferiche dell’ottobre 2014 e del febbraio 2015».

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