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Le immagini dell'arresto al Peep

Le immagini dell'arresto al Peep

«Cercarono di bloccare l’arresto di un marocchino». Condannati

Tribunale, pena di due anni a due uomini che parteciparono a un parapiglia in via Marinai d’Italia davanti al bar Atlantic dove la folla aveva circondato le auto della polizia. Il pm aveva chiesto 3 anni e altri 2 di libertà vigilata. La difesa: «Non hanno fatto nulla, non diventino capri espiatori»

Hanno ostacolato l’arresto di un uomo che aveva ferito una barista. Due persone sono state condannate, il 22 ottobre, per il reato di resistenza aggravata a due anni di reclusione. Per Luca Montone e Dino Di Leno, il pm Matteo Centini aveva chiesto la pena di tre anni e ulteriori due anni di libertà vigilata. Il collegio dei giudici, presieduto da Stefano Brusati, a latere Sonia Caravelli e Ivan Borasi, dopo oltre un’ora di camera di consiglio, ha deciso per due anni, respingendo la richiesta della libertà vigilata. Per la coppia di uomini, il difensore, l’avvocato Gianmarco Lupi, aveva chiesto l’assoluzione. Nell’udienza, sono stati ascoltati due testimoni, due poliziotti delle Volanti che erano intervenuti.  I due imputati, che hanno numerosi precedenti penali, hanno raccontato che la sera del 10 giugno 2019, in via Marinai d’Italia, di fronte al bar Atlantic, una ventina di persone erano scese in strada insultando gli agenti - e cercando di frapporsi davanti alle auto della polizia - che avevano arrestato un marocchino che aveva aggredito e ferito la barista cinese.

Un agente ha detto di essere stato colpito al volto, ma non sapeva da chi. Alcuni si sarebbero messi davanti alle auto, tra cui la Volante con l’arrestato, a braccia aperte. Il parapiglia era stato ripreso dal cellulare della giornalista de Ilpiacenza.it, Emanuela Gatti, poi sentita come testimone. I giudici hanno anche ascoltato i due imputati, che hanno negato la ricostruzione. Montone ha detto di non aver sentito insulti, ma di aver visto molte persone in strada. Accusato di aver colpito con un calcio l’auto dei Reparti prevenzione crimine, l’uomo ha negato: «Ho solo alzato un gamba sferrando un calcio all’aria per rabbia». Anche Di Leno si è detto estraneo: «Cercavo di vedere cosa stesse avvenendo.

A un certo punto sento uno, che non ho riconosciuto, che mi ha preso da dietro per il bavero e mi ha dato un pugno alla nuca. Sono solo passato davanti alla Volante per vedere chi era il fermato, ma non ho bloccato nessuno». Duro il pm Centini che, nella requisitoria, ha elencato i tanti precedenti penali dei due, ricordando un po’ la famosa scena del “Buono, il brutto e il cattivo” quando vengono elencati i reati commessi da uno dei protagonisti (che viene poi salvato dal complice per incassare la taglia). Secondo Centini «il cittadino non può impedire alle Forze dell’ordine di fare il loro lavoro. Quello che è accaduto a Piacenza purtroppo si vede in certe parti d’Italia. E questo non può avvenire nella Repubblica italiana dove ognuno pensa di fare quello che vuole. Non è ammissibile. I due imputati hanno contribuito al reato di resistenza del marocchino poi arrestato».

La difesa, invece, ha sottolineato che i «due non devono diventare i capri espiatori. Cercare di fermare la polizia è grave e nessuno nega il loro passato, ma accusarli di ciò che non hanno commesso non è giusto». Secondo Lupi, non ci sono le prove che i due hanno concorso nel bloccare l’arresto, perché alla fine il marocchino è stato fermato ed è lui che ha fatto resistenza agli agenti. Di Leno passa soltanto davanti alla Volante, come si vede nel video, mentre Montone fa solo il gesto di dare un calcio.

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