Cercò di uccidere la moglie e il figlio, assolto: non è in grado di intendere e di volere

Castellarquato, per il 63enne disposta la permanenza in una struttura sanitaria per 18 mesi. Le sue condizioni psichiche hanno portato alla non punibilità e quindi all’assoluzione come chiesto da pm e difensori

Assoluzione e ricovero per 18 mesi in una struttura medica. Si è concluso così il processo nei confronti di Aldo Silva, il 63enne accusato di tentato omicidio nei confronti della moglie e del figlio. L’aggressione era avvenuta nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2018 a Castellarquato. Il 19 marzo, il collegio dei giudici, presieduto da Gianandrea Bussi, a latere Sonia Caravelli e Laura Pietrasanta, ha pronunciato la sentenza di assoluzione come chiesto dal pm Matteo Centini e dai difensori dell’uomo, gli avvocati Antonino Cella e Sisto Salotti. Il giudice ha disposto per l’uomo la libertà vigilata e l’obbligo di permanenza in una struttura adeguata al trattamento di pazienti psichiatrici. Il 62enne, dopo una perizia psichiatrica, era stato ritenuto non in grado di intendere e di volere, una causa di non punibilità per cui si è arrivati all’assoluzione.

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Al termine dei 18 mesi di terapia, le condizioni dell’uomo saranno valutate di nuovo dal magistrato di sorveglianza, sulla base di referti medici. Quella drammatica notte, Silva, secondo le indagini, colpì all’improvviso, con un giratubi, e senza spiegazioni la moglie Vilma, 58 anni e il figlio Marco di 24. I due vennero ricoverati in ospedale per lungo tempo a causa delle gravi ferite riportate. L’uomo, dopo l’aggressione, venne sistemato in una Rems (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza), struttura protetta per i pazienti che hanno commesso reati efferati. Nell’inchiesta vennero anche indagati due psichiatri dell’Asl che lo avevano in cura. Entrambi, a luglio 2018, vennero scagionati dalla perizia psichiatrica, che dichiarò come entrambi avessero agito correttamente, rispettando le norme e i protocolli medici.

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