«Bilanci falsificati per ottenere fondi regionali assistenziali». Cesvip nel mirino della Finanza

Indagine delle fiamme gialle di Piacenza su una presunta truffa ai danni dell’Unione Europea e del Fondo regionale per i disabili per oltre 3 milioni e mezzo di euro. Denunciati due imprenditori piacentini e altre undici persone

Da sinistra il tenente colonnello Sergio Riolo Vinciguerra, il pm Matteo Centini e il colonnello Daniele Sanapo

Nell’ambito di una complessa attività di polizia giudiziaria svolta in materia di reati fallimentari, la Guardia di Finanza di Piacenza ha denunciato due imprenditori piacentini – rispettivamente legale rappresentante e amministratore di fatto di una cooperativa operante nel settore della formazione professionale – per aver indebitamente percepito fondi comunitari e nazionali per oltre 3 milioni e mezzo di euro. Nel mirino è finita la cooperativa Cesvip di Piacenza che al momento è inattiva. Accusati di truffa aggravata, per i due imprenditori - che rivestivano ruoli apicali - è stata già avanzata la richiesta di rinvio a giudizio davanti al Gip. Altre undici persone dovranno invece rispondere di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria guidato dal tenente colonnello Sergio Riolo Vinciguerra e coordinati prima dal sostituto procuratore Roberto Fontana e poi da Matteo Centini, hanno compiuto diversi accertamenti per verificare le cause del dissesto finanziario di alcune società e cooperative emiliane, collegate tra loro, impegnate nella gestione di corsi di formazione e di aggiornamento professionale finanziati con fondi europei e nazionali.

«Durante le indagini - spiega la Finanza di Piacenza - è stato accertato che la cooperativa piacentina, in critiche condizioni economiche, nel corso degli anni avrebbe sistematicamente iscritto a bilancio attività fittizie riconducibili a corsi di formazione mai svolti, e che nel 2013, in particolare, avrebbe ceduto un inesistente ramo d’azienda dal valore complessivo di 5,9 milioni di euro a favore della propria società controllante. Quest’ultima, tuttavia, dopo una sola settimana, procedeva alla totale svalutazione del ramo d’azienda appena acquistato. Attraverso tali condotte fraudolente, la cooperativa poteva iscrivere in bilancio ricavi mai conseguiti per coprire le perdite d’esercizio ed evitare così di veder azzerare o ridurre il proprio capitale sociale».
Le normative comunitarie e nazionali prevedono infatti che i finanziamenti erogati nell’ambito della formazione professionale vengano concessi in esito a procedure pubbliche per le quali un soggetto, per poter partecipare a una gara d’appalto, deve dimostrare solidità patrimoniale e affidabilità economico-finanziaria.

«Con l’iscrizione in bilancio di ricavi inesistenti, avvalorati ancor più dall’operazione straordinaria sopra descritta - sottolineano al comando provinciale di Piacenza - la cooperativa piacentina, sull’orlo del fallimento, non solo conservava la propria operatività, ma avrebbe documentato una situazione patrimoniale assolutamente falsa, simulando il possesso di requisiti economici e finanziari tali da farle ottenere, da una parte, l'accreditamento presso la regione Emilia Romagna per accedere ai fondi pubblici relativi alla formazione e, dall’altra, di beneficiare illecitamente di cospicui finanziamenti per la realizzazione dei corsi di formazione e di aggiornamento professionale».

L’ammontare complessivo dei finanziamenti erogati dalla Regione e incassati, pare illecitamente, dalla cooperativa dal 2012 al 2016, sarebbe di oltre 3,5 milioni di euro, a carico del fondo sociale europeo (Fse), del fondo regionale disabili (Frd) e degli incentivi messi a disposizione dalla legge 236/93 per i lavoratori dipendenti delle imprese.

I due imprenditori sono stati denunciati per i reati di concorso in truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e, nei loro confronti, è stata avanzata proposta di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei beni per un valore equivalente all’importo delle provvidenze pubbliche indebitamente percepite, ovvero per 3,5 milioni di euro.

Le irregolarità constatate sono state inoltre comunicate alla stessa Regione Emilia Romagna, ente gestore della spesa, al fine di consentire di avviare l’azione di recupero delle somme erogate. I finanzieri piacentini hanno informato di tutto ciò anche la procura regionale della Corte dei conti.
«Quest’ultima operazione - concludono i finanzieri - conferma il costante impegno del Corpo nella lotta agli sprechi e alla tutela degli interessi economico-finanziari dello Stato e dell’Unione Europea, al fine di evitare la sottrazione di risorse pubbliche al sostegno del tessuto produttivo nazionale e contribuire ad assicurare il corretto funzionamento dei comparti economici del Paese».

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