Impianto biogas di Lusurasco: si deve fare la verifica di impatto ambientale. Italia Nostra si impunta

La valutazione di impatto ambientale per la costruzione dell'impianto di biogas a Lusurasco, si deve fare. Italia Nostra si impunta: non è una questione di urbanistica, dice, qui circolerà un prodotto chimico. La verifica di impatto è la prassi

Biogas sì, biogas no. A prescindere dall'esito finale sulla sua realizzazione, serve subito una verifica di impatto ambientale. Lo rende noto Italia Nostra, sezione di Fiorenzuola D'Arda, preoccupata a buona ragione insieme ai cittadini, delle possibili contaminazioni ambientali che l'impianto di biogas potrebbe portare al territorio.

Già lo scorso 16 dicembre si era riunito un tavolo tecnico fra l'Arpa, l'Asl, la Provincia e i comuni di Castellarquato e Alseno, per discutere sul progetto proposto da Conserve Italia.

Per Italia Nostra, sottoporre la futura centrale di Lusurasco alla Via (valutazione di impatto ambientale) non è da ascrivere a esigenze di urbanistica, ma al fatto (ben più serio) che il biogas è un prodotto chimico, così come il digestato. Motivo per il quale è prassi che una centrale che li produca, sia preventivamente sottoposta alla Via.
Il biogas è un prodotto chimico, serve la valutazione di impatto ambientale

“Principio questo” sottolinea Italia Nostra “ribadito da una recente sentenza del Tar dell’Emilia Romagna, sede di Bologna (sentenza 9 luglio 2008, numero 3296)”. E aggiunge: “La stessa sentenza, che ha annullato l’autorizzazione ad un analogo impianto per la produzione di energia nei sottoprodotti, occorre valutare un ulteriore requisito imposto dal diritto comunitario”.

L'impianto di produzione del biogas, sarebbe infatti alimentato da “carburante” a metà strada fra fonti rinnovabili e rifiuti: si tratta degli scarti di lavorazione della cooperativa agricola Conserve Italia. Lo stabilimento di Alseno, uno dei nove che l'azienda ha sul territorio nazionale, produce conserve vegetali di mais, piselli e legumi. Copre una superficie di 102 mila metri quadrati e dà lavoro a oltre 300 persone, fra fisse e occasionali. Sarebbe di Conserve l'idea di usare gli scarti di lavorazione per produrre energia.




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