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Gli inquirenti

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Chiuse le indagini sulla gang di sfruttatori, costretta a vendersi anche un 16enne

La procura ha chiuso le indagini sulla banda di albanesi e romeni che sfruttavano diverse ragazze facendole prostituire e tra queste anche una 16enne. Il blitz dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia aveva individuato 14 persone appartenenti alla feroce gang

La procura ha chiuso le indagini sulla banda di albanesi e romeni che sfruttavano diverse ragazze facendole prostituire e tra queste anche una 16enne. Il sostituto procuratore Antonio Colonna ha inviato l’avviso di chiusura indagini agli indagati, 6 dei quali sono ancora in carcere. Il blitz dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia aveva individuato 14 persone appartenenti alla feroce gang. Nove le ordinanze di custodia cautelare, di cui una per una persona già in cella, due per dei latitante e 6 eseguite.

Ora i difensori dei malviventi, tutti accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, hanno venti giorni di tempo per chiedere nuove indagini, proporre memorie difensive o far ascoltare i loro assisti in procura. Al termine, la procura chiederà il rinvio a giudizio.

La banda aveva, nei mesi scorsi, sostituito l’organizzazione dei fratelli Donard e Mersin Uku, entrambi condannati per l’omicidio al bar Baraonda, nella gestione del ricco mercato della prostituzione a Piacenza. «Un’organizzazione senza scrupoli che faceva arrivare dalla Romania e dall'Albania ragazze molto giovani con la promessa di un lavoro regolare. Le donne una volta in Italia venivano collocate sulla strada e costrette a prostituirsi anche con metodi molto violenti» era stato detto durante la conferenza stampa in procura.

Insensibili e senza il minimo rispetto per le persone, i nuovi criminali controllavano una decina di ragazze tra i 17 e i 25 anni. Ognuna di loro, secondo gli investigatori, guadagnava circa mille euro al giorno. Una 16enne romena, attirata in Italia con la promessa di un lavoro come baby sitter era, invece, finita sulla strada. Non riuscendo a sopportare quella vita era fuggita e si era presentata ai carabinieri raccontando il suo calvario e facendo scattare le indagini che hanno portato in carcere i malviventi.

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