«Chiudere la Polizia Postale a Piacenza? Un errore grave su tutti i fronti»

Intervento dei sindacati di Polizia Siap e Sap

«Il mondo si evolve. La gente, anche perché insicura nel territorio reale, occupa sempre più il territorio virtuale di Internet dove si compiono reati come truffe o violenze inaudite contro donne e bambini. E lo Stato italiano che fa? Abbandona quel territorio sempre più frequentato chiudendo ben 73 sezioni della Polizia Postale compresa quella di Piacenza». Lo afferma in una nota il segretario provinciale del sindacato di Polizia Siap di Piacenza, Sandro Chiaravalloti.

«In questo periodo - afferma - molto si parla della sicurezza e la strategia è sempre quella di farsi vedere, di apparire e poter pubblicizzare servizi spettacolari che a mio parere non servono a nulla anche perché, in alcuni di questi servizi di ordine Pubblico non c’è la presenza fisica di un Funzionario di Polizia – Ufficiale di Pubblica Sicurezza – indispensabile in questi casi. Ed ecco come una assenza del genere, anche nell’ordinanza di servizio, può far comprendere quanto gli stessi organizzatori credono in questi servizi organizzati a Piacenza e tanto pubblicizzati, ma utili a far finta di soddisfare, ingannandoli, i cittadini e le loro legittime richieste. Da qui, in quanto apparire è più facile che fare, continua la strategia di abbandonare territori importanti ma non visibili come quello di Internet, anteponendo la visibilità a danno del cittadino contribuente. Proprio ieri il dipartimento ha consegnato un documento ai sindacati di polizia dove appunto si propone la chiusura del posto di Polizia postale. Un altro territorio che si abbandona per scelte centrali che, sommate a quelle locali sulla chiusura del Posto di Polizia presso l’ospedale, appaiono una gara a chi riesce ad abbandonare meglio il cittadino e a causare più danni».

Sempre sulla chiusura della sezione di Polizia Postale di Piacenza, interviene anche Ciro Passavanti, segretario del sindacato di Polizia Sap: «E' lennesimo colpo di scure da parte di un governo che non vuole adottare una vera e propria riforma dell'apparato sicurezza ma, limitandosi a poco chiare conclusioni, prospetta, in totale disaccordo dei sindacati di polizia, l'annunciata chiusura della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Piacenza, ufficio che insieme ad altri 252 presidi di polizia, rischiano di sparire».

Passavanti trasmette poi un documento che riassume i termini del problema. Lo riportiamo integralmente di seguito.

Ad oggi la Sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni piacentina è un riferimento indispensabile per tutta la provincia.

Sei operatori altamente specializzati, sono l’effettivo organico al servizio della comunità.

Continua a ricevere apprezzamenti e, nonostante il continuo aumento delle attività connesse ai crimini informatici, è comunque assicurata la partecipazione all'interno di Istituti scolastici con i nuovi progetti di informazione e prevenzione a favore dei giovani studenti, ed è in costante crescita.

Ecco una breve elencazione dei servizi svolti:

nel quotidiano garantisce una vigilanza anti rapina agli uffici postali durante il controllo del territorio (in più occasioni nell'assicurare i servizi di competenza, sono state sventate truffe ad Uffici Postali, rapine ad Istituti Bancari con relativi arresti o denunce degli autori).
La presenza di un presidio presso le Poste Italiane – Filiale di Piacenza Centro, in molteplici occasioni ha permesso al personale di intervenire prontamente nei confronti di truffatori che, nel modus operandi di esperienze professionali, dopo pochi minuti si sarebbero dileguati facendo perdere le proprie tracce.
Servizi in divisa, in abiti civili, operazioni coordinate con il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna, con la Questura di Piacenza, con altre Forze di Polizia, per effettuare perquisizioni domiciliari nell'ambito di reati informatici o di detenzione, produzione e diffusione di materiale pedo-pornografico, o di altre attività destinate alla ricerca ed analisi di materiale informatico (hardware/software). Il tutto sempre da 6 operatori, responsabile compreso.

La trattazione di indagini relative a denunce direttamente ricevute in questa Sezione o provenienti da altri organi di polizia, comprensive di reati informatici o di altri in genere, viene assicurata sempre dagli stessi operatori.

I dati, che potrete acquisire dai diretti responsabili, sono riferibili alle attività sotto elencate:

pattuglie impiegate                
ore di monitoraggio siti internet    
persone arrestate                
persone denunciate in stato di libertà    
uffici postali vigilati                
denunce di reato acquisite            
persone identificate                
automezzi controllati            

Dal 2005 ad oggi vi è stato un notevole aumento, a partire dalle denunce di reato acquisite, e per tutti i servizi di cui sopra.

Altresì, la specifica competenza, ampliata grazie alla partecipazione di corsi di formazione ed aggiornamento del settore, pone in condizione il personale di soddisfare le tantissime telefonate dei cittadini, sia per le proprie competenze che per informazioni di natura civilistica inerenti al campo delle comunicazioni (telefonia etc).

Quali risparmi quindi si otterrebbero dalla chiusura di questa Sezione Polizia Postale? Nessuno.

Siamo ubicati presso le Poste Italiane e, a quanto pare, non solo i direttori provinciali hanno confermato di essere ben lieti di sostenere le spese di gestione logistiche per la Sezione ma, contrariamente a quanto ci si aspettasse, nemmeno sono stati chiamati in causa, visto che le manovre in atto riguardano la “razionalizzazione delle spese” per un contributo utile al progetto.
Una futura collocazione in questura comporterebbe l’istituzione di una nuova “stanza” dedicata alla polizia informatica? Chi lo sa! E in termini economici dovrà occuparsene il Ministero dell’Interno, non più le Poste Italiane.
Il servizio di specialità, riuscirà a garantirsi con una costante continuità di aggiornamento, come fin’oggi siamo riusciti a garantire, o meglio verremo impiegati in servizi ordinari? Forse a qualcuno sarà più gradito gridare vittoria per gli uomini recuperati o peccato che col tempo andrà via via scemando anche questo fiore all’occhiello della Polizia di Stato?

Di conseguenza, la chiusura di tutte le articolazioni (Sezioni) corrisponderebbe unicamente ad una logica organizzativa degli Uffici (accentramento dei capoluoghi di regione) e non ad economie alcune.

    Il nodo cruciale sarà di capire chi si recherà dai Compartimenti verso le province per espletare queste funzioni che esperti ritengono “virtuali” e che tranquillamente, anzi necessariamente come qualcuno sostiene, devono essere affrontate dai Compartimenti? E in termini economici, quanto costeranno alla collettività – pardon alla spesa pubblica - quelle trasferte organizzate ad hoc? Beh, come sempre, siamo in Italia e quando si tratta di sicurezza, non c’è spesa che non possa essere affrontata. Sbaglio? 

Oltretutto i cittadini, che spesso sono posti come un problema secondario, a chi si rivolgeranno per ottenere un servizio qualificato, costato anni di esperienza?

Infatti dal primo giorno che è stato palesato il provvedimento, non è stata data alcuna indicazione su un’eventuale ricostituzione della Specialità, ad esempio le Squadre Mobili sono state suddivise in diverse Sezioni (contro il patrimonio, narcotici etc.), il tutto grazie ad apposito “provvedimento” che ha rimodulato compiti e funzioni, e tantomeno il governo non ha fornito elementi chiari sull’attuazione. Ad oggi, in un immediata o rimediata decisione, si legge nel progetto di rimodulazione delle specialità e delle unità speciali della Polizia di Stato, presentato il 6 novembre 2014:

POLIZIA POSTALE 

“La riorganizzazione della Polizia Postale nasce dall’esigenza di adeguare il settore ai mutati scenari operativi caratterizzati da indagini tecnologiche ad alta specializzazione, sempre meno legate al territorio e proiettate, invece nel mondo informatico virtuale e attivo a livello intercontinentale. Alle tradizionali mansioni di scorta e tutela di beni e servizi postali se ne sono, infatti, affiancate e sostituite altre del tutto differenti, con spiccate connotazioni di alta specializzazione tecnologica e orientate al contrasto del crimine informatico nelle sue forme più variegate. In considerazione di quanto sopra, il nuovo quadro organizzativo prevede il mantenimento degli attuali Compartimenti – che già oggi costituiscono la principale risorsa in ambito regionale nell’attività investigativa – e la dislocazione delle Sezioni solo nelle sedi delle Procure Distrettuali, vista la relativa competenza in tema di reati informatici. Al fine di non disperdere la professionalità e l’esperienza del personale in servizio presso le Sezioni di Polizia Postale di cui si prevede la chiusura, è allo studio l’ipotesi di un progetto di ricollocazione dello stesso nell’ambito degli uffici investigativi delle locali Questure, per andare a costituire i primi nuclei di base per indagini in tema di reati informatici”.

Prima ancora, dal progetto di cui sopra, a cura della Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato, si deduce che:

se gli scenari operativi sono sempre meno legati al territorio,
se le mansioni che hanno connotazioni di alta specializzazione tecnologica, e sono del tutto differenti dai servizi tradizionali di scorta e tutela di beni e servizi postali, che senso avrebbe allora che tutti i Compartimenti possano/debbano restare ubicati all’interno degli edifici di Poste Italiane e continuare la loro opera a spese di questo Ente?

  Si rende necessario invece, salvaguardare l’impianto del modello di sicurezza e la sua efficienza così come disegnato dalla legge 121/81.

Dietro a quegli sterili numeri, però, ci sono persone, uomini e donne, famiglie, cittadini, realtà territoriali spesso estremamente difficili che non possono essere affrontati solo con una logica ragionieristica, sempre ché questa, poi, sia effettivamente chiesta.

Dei tanti rappresentanti del mondo politico ed istituzionale presenti a Piacenza, nessuno si è preoccupato di segnalare a dovere ogni effetto negativo che si ripercuoterebbe unicamente a discapito dei cittadini, votanti e non.

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Sono certo che nel comprendere a pieno le sincere intenzioni di questo nostro appello, qualche segnale lo si potrà ricevere prima ancora di intraprendere iniziative per la salvaguardia dei diritti connessi alla sicurezza del nostro “territorio”.

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