Cinque anni fa l’alluvione nel Piacentino

La notte del 14 settembre 2015 l’esondazione del Nure a Recesio di Bettola stroppò la vita a Filippo e Luigi Agnelli e Luigi Albertelli. In Valdaveto, Valtrebbia, Valnure e a Roncaglia danni per quasi 90 milioni di euro

l'alluvione a Farini (foto di Ilaria Ravizzoli)

Cinque anni fa l’alluvione. Era infatti il 14 settembre 2015 quando, nella notte tra domenica e lunedì, una bomba d’acqua devastò Valnure, Valtrebbia, Valdaveto e la frazione cittadina di Roncaglia – i territori più profondamente colpiti - provocando danni e disagi anche in altre zone della provincia. Tra le 3 e le 4 una pioggia record – dalle istituzioni definita anche “cinquecentenaria” e “storica” - colpì il Piacentino. Il primo segnale che qualcosa di grave stava accadendo, venne avvertito a Ferriere, intorno alle 4. Il torrente Grondana (affluente del Nure) inghiottì un’abitazione – in quel momento fortunatamente disabitata –. Da lì in poi il territorio Piacentino visse ore di terrore. Nure, Trebbia e Aveto e molti dei loro canali esondarono in diversi punti. La furia del Nure a Farini si è poi abbattuta sulle abitazioni lungo il torrente, negli uffici del Comune, nei locali della parrocchia: fango ovunque e il paese diventato irriconoscibile, con un’abitazione (abitata da una famiglia) sventrata (oggi abbattuta). A Bettola si salvò per miracolo una famiglia di giostrai momentaneamente in sosta con la roulotte nei pressi del Nure. L’acqua superò il ponte che separa in due il paese.

Ma è a Recesio di Bettola che il nostro territorio pagò il prezzo più alto: la Provinciale Valnure 654, alle 5.45 del mattino, sparì letteralmente, divorata dall’onda del Nure. In quel momento era di passaggio con l’auto di servizio la guardia giurata Luigi Albertelli. Alle 5.46 finisce con l’auto in acqua anche Massimo Chiavazzo. Alle 5.47 stessa sorte per Filippo e Luigi Agnelli, padre e figlio. Solo Chiavazzo, lottando con tutte le forze, si salverà. Ad oggi il corpo di Filippo Agnelli, a cinque anni di distanza, non è stato ancora ritrovato.alluvione settembre 2015-2

La piena proseguì poi il suo corso provocando danni un po’ ovunque. A Pontedellolio il ponte venne chiuso al transito: troppo pericoloso. A Roncaglia e Borghetto il Nure esondò nelle prime ore della mattina e invase strade, garage, abitazioni, negozi. Fortunatamente nessun ferito, ma la conta dei danni fu impressionante. Mentre la montagna si stava già adoperando per prestare soccorso e aiuto, il Nure si impossessò di Roncaglia. Tutto questo mentre l’Aveto e un suo canale devastarono Ruffinati e la sua centrale idroelettrica – rimasta ferma a lungo –, così come il Trebbia mise in difficoltà Marsaglia, Ottone e invade Rivergaro. Il Ponte di Barberino, in Valtrebbia, cedette a causa della spinta dell’acqua.

Piacenza, il 14 settembre 2015, si scoprì così impreparata e indifesa nei confronti di una calamità naturale così importante come l’alluvione. Tre morti e paesi in ginocchio, oltre alla Provinciale Valnure scomparsa e quasi 90 milioni di euro di danni, valsero la visita dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le procedure di risarcimento si sono dimostrate, in seguito, lente: un’elefantiaca macchina burocratica ha provocato timori nelle popolazioni colpite, alle prese con ingenti danni. Ma, quantomeno, sono arrivati a buon fine. Almeno l’alluvione ha insegnato per il futuro: da allora le comunicazione tra gli enti e con la cittadinanza sono diventate più rapide ed efficaci. La ricostruzione, a distanza di cinque anni, è andata bene. Ad eccezione del ponte di Barberino tutto è tornato alla normalità, compresa la centrale idroelettrica di Ruffinati.

Nel marzo 2018 fu chiesta l'archiviazione dell'indagine sul disastro a Recesio, proposta poi respinta dal Gip Stefania Di Rienzo. Si poteva fare qualcosa per evitare la morte di tre persone in quella drammatica nottata del 14 settembre 2015? Nel 2019 una nuova richiesta di archiviazione. Nelle prossime settimane potrebbe arrivare una risposta definitiva. Secondo la richiesta l’evento calamitoso non si poteva prevedere, così come la necessità di chiudere la strada e il tempo sufficiente per farlo. Nella sostanza, non ci furono colpe nella mancata chiusura della provinciale Valnure a Recesio, poi crollata. Richiesta d’archiviazione che ora è di nuovo sul tavolo del Gip.

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