Cronaca

«Ciò che mi chiedevano le imprese esulava dall'incarico, ritengo lecito il mio operato»

«Ho sempre ritenuto del tutto lecito il mio comportamento». Normative e leggi alla mano, il medico legale piacentino Novella D’Agostini ha parlato per oltre un’ora nell’udienza dibattimentale del 21 aprile. Durante l’esame ha risposto puntualmente a tutte le domande del pubblico ministero Michela Versini e del presidente del collegio Italo Ghitti

(Repertorio)

«Ho sempre ritenuto del tutto lecito il mio comportamento». Normative e leggi alla mano, il medico legale piacentino Novella D’Agostini ha parlato per oltre un’ora nell’udienza dibattimentale del 21 aprile. Durante l’esame ha risposto puntualmente a tutte le domande del pubblico ministero Michela Versini e del presidente del collegio Italo Ghitti durante una delle fasi più delicate del processo che la vede imputata per abuso d’ufficio: l’accusa è quella di aver violato le norme di legge sul compenso del perito - cinque i casi che vengono contestati dalla procura legati a esami sui cadaveri - traendone un profitto illecito. Nulla di tutto ciò, invece, secondo la difesa condotta dall’avvocato Cosimo Pricolo, e l’esame in aula dell’imputata ha effettivamente condotto i termini della questione su un altro binario.

Dopo aver ripercorso brevemente la sua carriera di consulente per la Procura della Repubblica di Piacenza dal 2007, D’Agostini ha fin da subito sottolineato di essersi posta lei per prima, all’epoca, il problema circa la liceità e l’opportunità di richiedere un onorario - alla luce del sole, visto che veniva emessa regolare fattura - quando le imprese di onoranze funebri chiedevano ulteriori determinate certificazioni in casi di decessi per i quali D’Agsotini aveva già condotto gli accertamenti medico legali per conto degli inquirenti. 

«Si tratta di atti che esulano, per legge, dagli obblighi in carico al medico legale incaricato dalla procura: certificazioni necroscopiche, certificazione Istat, certificazione di malattie infettive etc. Infatti non si sta parlando di certificazioni con finalità di giustizia, ma di atti con finalità amministrative o sanitarie che, una volta richiesti, devono essere obbligatoriamente redatti dal medico, oltretutto tassativamente entro un certo limite temporale ben determinato dal regolamento di Polizia Mortuaria. Quindi esulano dal ruolo di incaricato dalla Procura. E’ capitato dunque che le imprese funebri mi chiedessero queste ulteriori certificazioni sulle salme: siccome non esisteva una turnazione dei medici Asl a questo scopo, me ne occupavo io. Facendo però ben presente che, esulando dal mio incarico di perito - che si concludeva con il nullaosta alla sepoltura inviato in Procura - sarebbero stati a pagamento in funzione del mio ruolo di libero professionista. E il pagamento lo stabilivo in base a precisi tariffari di categoria con dei minimi tabellari». 

«Inizialmente mi sono posta due ordini di problemi: se e perché dovesse spettare a me la redazione di questi certificati che venivano richiesti dalle imprese funebri e, successivamente, se dovevano essere a pagamento. Mi sono informata a lungo per mio conto, istruendomi circa le normative e la giurisprudenza in merito, e chiedendo consiglio anche al presidente dell’odine dei Medici, oltre che ai magistrati Ornella Chicca e Antonio Colonna con cui ho sempre collaborato. Nessuno mi ha mai detto non solo che non fosse lecito farmi pagare per quei certificati, ma che fosse anche solo una prassi sconveniente per il mio ruolo di perito incaricato dalla Procura. Ho ritenuto che il problema fosse del perché l’Asl non intervenisse, probabilmente per un problema di orari di constatazione, desumendo che - di fronte a tale mancanza - fosse implicito l’incarico a noi».
La prossima udienza è stata quindi fissata dal giudice per la fine di maggio quando si terrà il controesame condotto dalla difesa.

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