Circonvenzione di incapace, una condanna e un’assoluzione

La vicenda, del 2010, aveva visto il trasferimento di 337mila euro da un’anziana ammalata a una coppia, che era anche diventata erede. L’imputato aveva in seguito restituito il denaro. Il giudice ha confiscato il testamento ordinandone la distruzione

Una condanna e un’assoluzione al processo che vedeva imputate due persone accusate di circonvenzione di incapace e di falso, avvenuto a San Nicolò tra l’ottobre del 2010 e il febbraio del 2011. Per circonvenzione di incapace è stato condannato a un anno e 10 mesi, pena sospesa, Gabriele Bertuzzi, mentre è stata assolta dall’accusa di falso l’impiegata di banca Chiara Quartieri. La sentenza è stata emessa dal giudice Fiammetta Modica, al termine delle arringhe dei due difensori, gli avvocati Giuseppe Dametti (per Bertuzzi) e Alessandro Stampais (per Quartieri). Il pubblico ministero Antonio Rubino aveva chiesto la condanna a tre anni e mezzo, e 2000 euro di multa, per Bertuzzi e a sei mesi per Quartieri.

Le nipoti dell’anziana donna, che sarebbe stata vittima del trasferimento di 337mila euro a favore di Bertuzzi (denaro poi restituito), hanno ottenuto dal giudice la confisca e la distruzione di un testamento che era stato redatto dall’anziana. Le parti civili erano rappresentate dagli avvocati Luigi Alibrandi e Renato Caminati. Secondo le accuse della procura, nell’ottobre del 2010 un’anziana di 80 anni, gravemente ammalata, e che fu assistita da un amministratore di sostegno nel 2011, avrebbe trasferito - indotta da Bertuzzi - sul suo dossier titoli la somma di 337mila euro. Un conto cointestato con la moglie. Inoltre, un paio di settimane dopo, un notaio si recò nella casa di riposo Fontanella di San Nicolò e stese un testamento pubblico dove si nominavano eredi Bertuzzi e la moglie. Alla fine di febbraio, infine, sempre davanti a un notaio, l’80enne firmò una procura generale a favore di Bertuzzi.

Quartieri, invece, era accusato di aver attestato il falso perché aveva autenticato la sottoscrizione dell’anziana che era in fondo alla richiesta di trasferimento dei titoli. Secondo l’avvocato Stampais, la donna è innocente perché, come esercente di un servizio di pubblica necessità, ha agito rispettando il proprio ruolo: «Anch’io sono un esercente di servizio di pubblica necessità quando difendo una persona». Per Dametti non c’è alcune reato, perché tutto è stato fatto in modo legale e il denaro non lo ha preso Bertuzzi, anche perché lo ha restituito. Al termine delle arringhe i due difensori hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti. Dametti ha preannunciato il ricorso in appello, anche se il procedimento è ormai vicino alla prescrizione, essendo quasi trascorsi i sette anni e mezzo previsti per il reato di circonvenzione di incapace.

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