Vaticano, Gotti Tedeschi: «Il processo di pulizia durerà ancora tremila anni»

Alla presentazione della colletta del Banco alimentare è intervenuto Ettore Gotti Tedeschi, economista e intellettuale cattolico che ha fatto anche una breve considerazione sull'attuale situazione in Vaticano: «Se il processo di "pulizia" sarà lo stesso fatto negli ultimi tre anni, ci vorranno altri tremila anni prima che si concluda»

Un momento dell'evento

«Per quanto riguarda la situazione in Vaticano - afferma Ettore Gotti Tedeschi, economista e intellettuale cattolico a margine della presetazione della colletta del Banco Alimentare presentata in Sant'Ilario nella serata del 24 novembre - penso che se il processo di pulizia andrà avanti come è successo negli ultimi anni, si protrarrà per tremila anni» 

«La situazione economica che stiamo vivendo peggiorerà: non voglio essere pessimista ma soltanto realista. Il nostro Paese non ha più un'autonomia di governo, deve accettare le regole del gioco della globalizzazione: non abbiamo nessuno strumento per operare se non fare quello che ci viene detto di fare. Il Banco alimentare fornisce circa il 40% dei bisogni alimentari dei poveri attraverso una serie di strutture in tutta Italia recuperando quelli che vengono chiamati scarti ma che in realtà sono le eccedenze alimentari e fa quasi 400 milioni di euro di fatturato. Il Banco soddisfa milioni di persone che altrimenti sarebbero indigenti». Continua Gotti Tedeschi. 

L'iniziativa della colletta del Banco alimentare è stata presentata nella serata di martedì 24 novembre nell'auditorium di Sant'Ilario. All'evento sono intervenuti, dopo il saluto del sindaco Paolo Dosi, Ettore Gotti Tedeschi, Claudia Penoni, attrice e testimonial del banco farmaceutico, Andrea Giussani, presidente nazionale del Banco Alimentare e Massimo Toscani, presidente della fondazione di Piacenza e Vigevano e sponsor della colletta alimentare. 

L'economista ha poi parlato della miseria e di consumismo:  «E' la miseria morale che provoca miseria materiale. Se i ricchi condividessero tutti i loro beni con gli altri, dopo sei mesi i poveri tornerebbero ad essere tali. Bisogna vincere l’avidità, l’egoismo e l’indifferenza e questo non si fa distribuendo denaro. Tornando indietro nel tempo, negli anni '70, ricordiamo che ci fu un arresto della crescita della popolazione. Se la popolazione non cresce, il prodotto interno lordo diminuisce. Per compensare il crollo dello sviluppo economico negli anni '70, creammo lo sviluppo consumistico ovvero aumentammo i consumi individuali: abbiamo cancellato progressivamente il risparmio». 

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