Colpo da un milione di euro, i carabinieri recuperano la refurtiva: «Mi avete salvato l'azienda»

Nel mirino di una banda di ladri professionisti era finita nel novembre del 2015 la Ceava di Castelsangiovanni della famiglia Bergamaschi. La ditta importa dall'estero e lavora pezzi di legno pregiatissimi del valore di migliaia di euro l'uno. I malviventi si erano introdotti all'interno ed erano riusciti a rubare 1200 pezzi e un tir

Al centro il titolare della Ceava, Fausto Bergamaschi

Un colpo da un milione di euro ai danni di un'azienda di Castelsangiovanni nel 2015, oggi dopo due anni e al termine di complesse indagini del Nucleo Investigativo dei carabinieri, guidato dal colonnello Massimo Barbaglia e coordinato dal sostituto procuratore Emilio Pisante, quasi tutta la refurtiva è stata recuperata e riconsegnata al titolare che ha ringraziato l'Arma: «Avete salvato la mia attività».

Nel mirino di una banda di ladri professionisti era finita nel novembre del 2015 la Ceava di Castelsangiovanni della famiglia Bergamaschi. La ditta importa dall'estero e lavora pezzi di legno pregiatissimi del valore di migliaia di euro l'uno. I malviventi si erano introdotti all'interno ed erano riusciti a rubare 1200 pezzi e un tir sempre della ditta, per un valore complessivo di un milione di euro. Un furto, fanno sapere dall'Arma, su commissione: hanno agito a colpo sicuro portando via solo i pezzi più pregiati e costosi.  Fausto Bergamaschi, titolare insieme al fratello Mauro, erano disperati e si erano rivolti ai carabinieri che avevano immediatamente avviato tutte le indagini riuscendo a sgominare, in due anni, la banda criminale. Il 18 febbraio 2016 i militari hanno trovato, grazie a pedinamenti e intercettazioni, 339 pezzi di legno della Ceava nella ditta di un noto artigiano della Val Trompia nel Bresciano, l'uomo che aveva acquistato il carico è stato denunciato per ricettazione.

Il legno di noce era destinato alla lavorazione per calci di fucili. I carabinieri hanno poi intercettato e individuato i due ladri, albanesi di 42 e 33 anni (con precedenti penali) che materialmente avevano compiuto il furto a Castello insieme ad un italiano, anch'egli denunciato, e che avevano venduto la refurtiva all'artigiano. I militari hanno poi compiuto diverse perquisizioni nei comuni dei Flero, Sarezzo, Villa Carcina, Lumezzane e Corte Franca, trovando altra refurtiva, non solo sono state anche rinvenute due zanne di elefante, un fucile (detenuto irregolarmente), cinque canne di fucile, munizionamento 9 per 21 per pistole, mentre a Cividale al Piano (Bergamo) è stato trovato l'autocarro della ditta di Castello. Da altri accertamenti i carabinieri hanno capito che parte della refurtiva, il 5% del totale rubato, era stata venduta in Germania. Nelle prossime settimane i componenti della banda saranno rinviati a giudizio per furto aggravato, ricettazione, detenzione abusiva di amri da fuoco e munizionamento e importanzioe e detenzione illegale di zanne di elefante. 

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