Compensazioni dell'Iva illegali, la Finanza scopre maxi truffa da oltre 800mila euro

Operazione "No credit": denunciati quattro imprenditori e una ex commercialista piacentina per esercizio abusivo della professione ed emissione di false fatture

Grazie a una complessa indagine di polizia giudiziaria, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Emilio Pisante, i finanzieri del comando provinciale di Piacenza hanno scoperto un sofisticato sistema di frode fiscale ideato da una commercialista piacentina, radiata da tempo dall’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, e da quattro imprenditori originari del nord Italia.

In particolare, i militari del Nucleo di polizia tributaria di Piacenza hanno accertato che la professionista, continuando ad esercitare abusivamente l’attività e sostituendosi fittiziamente a un commercialista piacentino avrebbe permesso ad alcuni clienti di compensare indebitamente crediti Iva non spettanti, facendone certificare la legittimità ad un proprio collega di studio in buona fede, non abilitato a tale compito.

La normativa fiscale prevede la possibilità di compensare il credito d’imposta – certificato da un professionista abilitato – con altri tributi o contributi previdenziali ed assistenziali. E così è stata ideata la frode che consisteva nel documentare un credito Iva inesistente permettendo a tre società conniventi, aventi la sede legale rispettivamente nelle provincie di Asti, Cremona e Parma, di non versare all’erario le imposte dovute.

Come tornaconto per aver architettato la frode, la professionista avrebbe ricevuto somme rilevanti, sovraffatturando le prestazioni rese ai clienti.
L’indagine si è conclusa con la denuncia di quattro imprenditori per il reato di “indebita compensazione” (art. 10-quater, comma 1, del d.lgs. 74/2000) e della contabile per il concorso nel reato in relazione all’indebita compensazione di crediti Iva per un ammontare complessivo superiore a 820mila euro.

Nei confronti della piacentina è scattata anche la denuncia a piede libero per abusivo esercizio della professione e per emissione di fatture per operazioni inesistenti pari a circa 200mila euro.

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