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«Comportamenti violenti e privi di ogni valenza sindacale»: 29 indagati e due arresti

Scontri alla Tnt e sassaiola contro le forze dell'ordine. Accuse pesanti per alcuni membri del Si Cobas e del collettivo Controtendenza. Ventinove indagati in totale, ventuno perquisizioni domiciliari, sette misure cautelari, due agli arresti domiciliari e 5 divieti di dimora. I fatti risalgono al 1 febbraio

«Siamo di fronte a condotte particolarmente violente che avevano un trend di pericolosità in crescita quindi è stato opportuno l’intervento delle forze dell’ordine e anche la risposta sul fronte giudiziario a fronte di comportamenti violenti e privi di ogni valenza sindacale. Tanto è vero che i sindacati che hanno sempre mantenuto un dialogo aperto e leale con la Tnt, come la Cisl, hanno con forza stigmatizzato il comportamento di questi soggetti», a dirlo il procuratore capo Grazia Pradella durante la conferenza stampa in questura, affiancata dal questore Filippo Guglielmino e dal dirigente della Digos, Maurizio Mastroianni, durante la quale sono stati illustrati i dettagli delle indagini lampo condotte dalla polizia e coordinate dalla procura circa i fatti accaduti la sera del 1 febbraio in strada dei Dossarelli davanti all’hub di Tnt-FedEx. 

pradella guglielmino-2Ventinove indagati in totale, ventuno perquisizioni domiciliari, sette misure cautelari, due agli arresti domiciliari e 5 divieti di dimora nei confronti di esponenti del sindacato Si Cobas di Piacenza e di membri del collettivo Contotendenza, ritenuti responsabili, a vario titolo, in concorso tra di loro, dei reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravata, violenza privata e occupazione di suolo pubblico. Ma non solo, per la violazione del coprifuoco previsto dalla normativa sono state comminate multe per un totale di 13mila e 200 euro, oltre a l’applicazione di quattro misure di prevenzione dell’avviso orale e cinque avvii di procedimento per altrettante revoche del permesso di soggiorno. Nelle perquisizioni sono stati anche rinvenuti 60 grammi di droga tra hascisc e marijuana ma anche vari telefoni cellulari. Dalle 10 almeno un centinaio di sostenitori e appartenenti al sindacato Si Cobas hanno manifestato davanti agli uffici della questura per dimostrare la propria vicinanza agli indagati al grido di "Vergogna".

tnt cobas protesta-2LA VERTENZA - «Per capire esattamente la situazione abbiamo anche visionato le buste paga dei facchini - spiegano dalla questura -  che lavorano per la coop di cui si serve Tnt-FedEx e abbiamo visto che i compensi vanno dai 2mila ai 2600 euro al mese. Si tratta di stipendi dignitosi». Di altro avviso era il sindacato che aveva bloccato l'attività per «difendere il  posto di lavoro visto che l'azienda ha paventato una forte riduzione del personale e ottenere alcune condizoni migliorative per i nostri iscritti (ossia la totalità dei lavoratori)». Affermazione quest'ultima smentita dalla Tnt la quale aveva dichiarato: «Le proteste avvenute presso il sito non hanno nulla a che vedere con il piano di riorganizzazione a livello regionale che il Gruppo FedEx Express ha presentato ai Comitati Aziendali Europei il 19 gennaio scorso. Questo piano non comprende, per quanto concerne l’Italia, le attività di handling, attualmente interrotte dai manifestanti, o di pick-up&delivery. I blocchi e le proteste in corso sono collegate ad una vertenza in corso tra alcuni lavoratori ed i loro datori di lavoro, nostri fornitori, rispetto alla quale la nostra azienda è parte terza». «Aldo Milani - prosegue la polizia - leader nazionale del sindacato autonomo, aveva anche dichiarato in un video pubblicato sui social e sul web che le modalità della lotta sindacale propria del Si Cobas serviva per acquisire peso nella logistica e potere».

«Con una metodologia violenta e assolutamente scomposta dal punto di vista di ogni tentativo di dialogo tentato il Si Cobas - spiega il procuratore Pradella -  ha bloccato quaranta di tir all’interno dell’hub, alcuni anche contenenti generi deperibili e urgenti come farmaci dal 28 al1 febbraio (l'attività è realmente ripartita solo l'8 febbraio dopo un incontro in prefettura ndr anche perché dal 1 febbraio Tnt aveva chiuso). Con oggetti, falò e mettendosi davanti al cancello hanno paralizzato l’attività h24. Nella giornata del 1 febbraio era stato tentato un ulteriore dialogo e si era tentato di ricomporre la vertenza così come era avvenuto nei giorni precedenti. Si era chiesto almeno di far uscire i camion con i medicinali ma Arafat, leader del sindacato, aveva posto la condizione che il contenuto dei sei mezzi pesanti fosse spostato a bordo di un solo tir: impossibile farlo anche per una questione logistica. Ogni tentativo di conciliazione era andato a vuoto e bisognava tener conto che i camionisti bloccati da giorni stavano dando segni evidenti di insofferenza».

Dopo le 22, sul posto c’erano più di cento persone (sia di nazionalità egiziana sia italiani)  tra cui i due soggettiTnt Cobas 2021-2arrestati, ossia Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini che ricopre il ruolo di vice segretario provinciale del sindacato ma è anche membro attivo del collettivo antagonista Controtendenza («E’ lui l’elemento di raccordo fra le due “formazioni”, ha detto il procuratore»). «I manifestanti dopo le 22 – hanno proseguito gli investigatori - hanno più volte cercato di far cadere gli agenti del reparto mobile della polizia e del battaglione di carabinieri schierati, prendendoli per le caviglie, a quel punto si è reso necessario l’uso dei lacrimogeni per disperdere la folla. Qualcuno è scappato ma altri, molti altri invece si sono nascosti dietro alle auto parcheggiate ed è iniziato, da tre direzioni diverse, il lancio di bottiglie di vetro, sassi, pietre e bastoni. Quattro gli agenti che sono rimasti feriti». «Poco prima Arafat – spiegano gli inquirenti – aveva chiesto ai manifestanti il sacrificio, ossia la resistenza alle forze dell’ordine e così è avvenuto in maniera premeditata».

La risposta della magistratura non si è fatta attendere e le indagini sono scattate immediatamente: sono stati visionati tutti i video anche quelli pubblicati sul web e sui social network per risalire alle responsabilità individuali: «Non siamo contro il movimento sindacale e la responsabilità penale è personale e così siamo andati a definire le condotte di ciascuno». Le ordinanze sono state chieste dai pm al gip Fiammetta Modica che le ha emesse. La polizia le ha eseguite nella notte tra il 9 e il 10 marzo. «Stiamo parlando di reati comuni e gravi che nulla hanno a che fare con la lotta sindacale», ha ribadito il procuratore.

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