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La Questura di Piacenza

La Questura di Piacenza

Con altri complici rapinò una famiglia a Marghera, arrestato dalla polizia a Piacenza

Il 23 marzo scorso tre (forse 4) romeni si sono introdotti in un'abitazione in via Dei Faggi a Marghera (Venezia), hanno minacciato il padrone di casa e rubato soldi, computer, cellulari e indumenti per poi scappare. Uno dei tre delinquenti è stato arrestato nella nostra città

Il 23 marzo scorso si sono introdotti in un'abitazione in via Dei Faggi a Marghera (Venezia), hanno minacciato il padrone di casa e rubato soldi, computer, cellulari e indumenti per poi scappare a bordo della Fiat Punto della famiglia appena derubata. Immediatamente la polizia aveva avviato le indagini e il 19 giugno tre romeni, ma potrebbe essercene un quarto, sono stati arrestati con l'accusa di rapina aggravata in concorso. 

Due dei fermati (L.C.C. 30enne, I.G.I. 20enne) sono stati bloccati dopo una perquisizione di un appartamento di Mogliano Veneto, nel Trevigiano. Il terzo, invece, F.H., è stato individuato e arrestato a Piacenza dalla squadra mobile. Tutti i fermi sono stati poi convalidati dal gip, del resto gli elementi in mano agli investigatori sono numerosi e coincidenti. A partire dalle intercettazioni telefoniche: i complici hanno cercato di aggiustare il tiro dopo che parte del materiale trafugato durante il colpo (un cellulare e un notebook) era stato trovato nell'appartamento di Mogliano Veneto dove L.C.C. e I.G.I. condividevano.

Convocati in questura per rendere conto di quanto rinvenuto dalla polizia, i due si erano messi d'accordo sulla versione da fornire: quegli oggetti li avevano acquistati online. Senza quindi sapere della loro provenienza "scottante". Ad ascoltarli però c'erano proprio gli stessi investigatori che li aspettavano in questura. Dunque per loro non appena hanno messo piede nell'ufficio di polizia è scattata la notifica del fermo. Stesso destino il giorno seguente per F.H. a Piacenza. 

Tutti e tre sono stati quindi accompagnati in carcere. A mettere sulla buona strada gli investigatori non solo la collaborazione dei rapinati (anche se il volto dei delinquenti era parzialmente travisato) ma anche l'analisi dei tabulati telefonici, delle celle agganciate dai rispettivi telefonini e, naturalmente, le intercettazioni. Sono stati proprio i dialoghi tra i quattro complici a indurre la squadra mobile a far scattare le perquisizioni: ancora pochi giorni e i presunti rapinatori sarebbero scappati all'estero, dopo che in questi ultimi due mesi L.C.C. e I.G.I. hanno cambiato spesso "base". Prima si trovavano a Piove di Sacco, nel Padovano, dopodiché si sono spostati a Mestre, infine sono approdati a Mogliano Veneto.

LA TESTIMONIANZA - "In quei momenti ho pensato solo a tenere la situazione calma, perché i miei figli di sopra stavano dormendo", spiegò la vittima Massimo Azzalin il giorno seguente al colpo, perpetrato alle 4.12 della mattina. "Ho sentito dei rumori provenire dalla stanza attigua, che usiamo come una specie di sgabuzzino. Pensavo fosse qualche mio figlio che non voleva disturbare accendendo la luce". Non era così. Erano i ladri: "Soldi, soldi, soldi", hanno ripetuto con accento dell'Est. Dopodiché l'aggressione: "Ho spiegato che eravamo a fine mese ed essendo una famiglia numerosa (sette figli, ndr) non avevamo molto. Gli ho consegnato i soldi che custodivamo". Alla fine sparirono anche tre computer portatili, due telefoni cellulari, un tablet e anche alcuni giacconi. "A un certo punto hanno chiamato il palo e hanno avuto un breve conciliabolo. Dopodiché sono saliti a bordo della nostra Fiat Punto e ci hanno detto di non fare nulla. Quando se ne sono andati abbiamo lanciato l'allarme". L'auto al tempo venne ritrovata in via Fratelli Bandiera, poco distante, anche in virtù del GPS collegato all'assicurazione. Ma niente impronte, visto che i delinquenti indossavano guanti sia durante il colpo in casa sia durante la successiva fuga. A incastrarli in questo caso sono stati soprattutto i cellulari.

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