Cronaca

Condannati i due fratelli che picchiarono un’impiegata di Equitalia

Sono stati condannati i due fratelli che, accecati dalla rabbia, avevano malmenato una impiegata di Equitalia ad Alseno nel gennaio del 2014. A salvare la donna era stata la madre dei due intervenuta per calmare gli animi

Sono stati condannati i due fratelli che, accecati dalla rabbia, avevano malmenato una impiegata di Equitalia. Entrambi si sono presentati davanti al giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Bersani: il 35enne doveva rispondere di resistenza, lesioni e ingiurie, mentre il 44enne solo di resistenza. Per entrambi, poi, la procura, con il pm Roberto Fontana, aveva contestato il reato più grave: sequestro di persona. Per quest’ultimo, i due sono stati assolti. Gli imputati avevano scelto il rito abbreviato, per beneficiare dello sconto di un terzo della pena.

Il 35enne, difeso dall’avvocato Vittorio Antonini, è stato condannato a un anno di reclusione; il 44enne, assistito dall’avvocato Giovanni Capelli ha avuto una condanna a 10 mesi. Per i fratelli il giudice ha sospeso la pena, anche perché incensurati. La vittima dell’aggressione, difesa dall’avvocato Lorenza Dordoni, ha avuto una provvisionale di 10mila euro come risarcimento e le difese, in passato, le avevano versato 4mila euro.

I due fratelli di Alseno nel gennaio del 2014 avevano reagito con forza a quello che ritenevano un sopruso, quando la funzionaria di Equitalia si presentò da loro per consegnare un’intimazione di pagamento. Infuriati se la presero con la donna e il 35enne affrontò l’impiegata, prendendola poi per il collo, spingendola contro un muro (la donna riportò 3 giorni di prognosi), insultandola. Il fratello, invece, chiuse a chiave la porta della stanza. A salvare la donna era stata la madre dei due intervenuta per calmare gli animi, a cui poi si unì anche il fratello di 44 anni. Uscita dall’abitazione, la donna malmenata e spaventata si era recata a sporgere la denuncia dai carabinieri.

Secondo i legali delle difese, il reato di sequestro di persona non si è configurato, sia per il breve lasso di tempo in cui la donna sarebbe rimasta chiusa nella stanza, sia perché lei, dopo aver notificato l’atto di Equitalia, chiese di andarsene e le venne aperta la porta.

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