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Il provvedimento del Comune

Condannato per maltrattamenti alla moglie, decade l’assegnazione dell’alloggio popolare

Per l’uomo l’obbligo – non rispettato- era di lasciare l’alloggio di edilizia pubblica residenziale entro il 31 dicembre 2021, per consentire il rientro di moglie e figli. L'intervento di palazzo Mercanti

Condannato per maltrattamenti alla moglie, decade l’assegnazione dell’alloggio popolare. A deciderlo il Comune di Piacenza – con determina del 2 febbraio scorso – che ha messo nero su bianco la «Decadenza dall'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica» situato in città «con obbligo di rilascio immediato» nei confronti dell'assegnatario, «giudicato colpevole di delitti di violenza domestica». A motivare il provvedimento l'articolo 3-bis, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2013, numero 93, «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province». Articolo che dispone - precisa la determina - «”in caso di condanna, anche non definitiva, o di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale per i reati, consumati o tentati” ivi previsti tra i quali è contemplata la fattispecie di maltrattamenti contro familiari e conviventi di cui all'art. 572 c.p., commessi “tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio [...]». «Il condannato assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica - aggiunge - decade dalla relativa assegnazione; in tal caso le altre persone conviventi non perdono il diritto di abitazione e subentrano nella titolarità del contratto”».

Una vicenda ricostruita nel percorso istruttorio contenuto nella determina, a partire dal giugno del 2020, quando le forze dell'ordine sono intervenute presso l'alloggio di edilizia residenziale pubblica. «Dal novembre dello stesso anno - si legge - la moglie veniva collocata assieme ai figli in una struttura protetta, dove si diceva serena e manifestava l'intenzione di separarsi dal marito. In data 28 aprile 2021 il Giudice per le udienze preliminari presso il Tribunale di Piacenza applicava, su richiesta delle parti - prosegue - la pena finale di anni due e mesi due di reclusione nei confronti dell’uomo, in regime di arresti domiciliari presso l'alloggio di Erp, riconoscendolo colpevole di abituali e durevoli maltrattamenti ai danni della moglie convivente, anche in presenza dei figli minorenni».

«Il 23 novembre 2021 la Sezione unica civile del Tribunale di Piacenza, che aveva già autorizzato i coniugi a vivere separati all'udienza celebratasi in data 11 maggio 2021, recepiva quanto disposto dal Tribunale per i minorenni di Bologna con decreto provvisorio 8 – 20 aprile 2021» ripercorre la determina «ordinando all’uomo, “compatibilmente con la misura degli arresti domiciliari, di allontanarsi dalla casa familiare appena gli sarà possibile trovare altro alloggio, coordinandosi con il Servizio sociale per consentire il rientro di moglie e figli in quella casa (rammentando che in ogni caso gli compete l'obbligo di mantenimento)” e disponendo in favore della donna l'affidamento super esclusivo dei figli, oltre «all'assegnazione della casa familiare, “con obbligo per il padre di lasciarla libera di sé e dei propri effetti personali inderogabilmente entro il 31 dicembre 2021”».

«Trascorso oltre un mese dalla scadenza del termine fissato» conclude la determina, «non risulta aver abbandonato l'alloggio, con ciò impedendo il sereno ritorno della moglie e dei figli come ordinato dall'Autorità giudiziaria». L’uomo, come spiega l’atto, «deve rilasciare l'alloggio assegnatogli, con effetto immediato e, ad ogni modo, non oltre sette giorni dalla notifica della presente», riconsegnando le chiavi all’Ufficio Gestione di Acer, «fatta salva, diversamente, l’attivazione delle procedure previste dalla legge per lo sgombero coattivo, con ogni onere inerente e conseguente a carico dell’esecutato». Un provvedimento seguito il 4 febbraio da un'altra determina – oggetto: “Cambio alloggio d’ufficio per esigenze di tutela in ragione di grave conflittualità familiare” - in cui si stabilisce la “Mobilità del nucleo familiare assegnatario”, composto dalla donna e dai figli.

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