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Alluvione, Legambiente: «Siamo il capro espiatorio di sindaci e di enti»

Nella serata di giovedì 22 ottobre nella Fondazione di Piacenza e Vigevano si è tenuto un incontro organizzato da Legambiente. Castelnuovo: «Gli attacchi che ci sono stati rivolti dopo l'alluvione sono incomprensibili perché in realtà siamo stati proprio noi ad insistere per una maggiore cura dei fiumi. Per il futuro speriamo in una gestione migliore del territorio»

«Il fiume ha bisogno dei suoi spazi - afferma Marco Monaco, direzione tecnica del Cirf (Centro italiano per la riqualificazione fluviale) - ma a volte questi spazi sono occupati da edifici. Bisogna tutelare i luoghi intorno al fiume perché è proprio lì che scarica l'acqua in eccesso». Nella serata di giovedì 22 ottobre nella Fondazione di Piacenza e Vigevano si è tenuto un incontro organizzato da Legambiente per parlare di quello che è successo il 14 settembre, giorno dell'alluvione.  «Il rischio di alluvione - continua Monaco - non è solo un problema idraulico di esondazione ma anche un problema di morfologia e corso d'acqua. I fiumi hanno bisogno di spazio per muoversi e a volte non possono farlo perché sono stati costruiti edifici nelle aree vicino al loro corso. Costruzione di argini, escavazioni d'alveo, rimozione della vegetazione: questi sono alcuni metodi utilizzati per accelerare i corsi d'acqua e diminuire le possibilità di alluvione».

«Ma come possono essere gestiti i fiumi? - domanda Monaco - Riportando i fiumi verso condizioni più naturali. Si parla di riqualificazione dei fiumi per proteggerci dall'alluvione. Bisogna per esempio recuperare le aree di laminazione diffusa, spesso sottratte per costruire un edificio, e recuperare la fascia inondale. In Italia si sono realizzati alcuni esempi di questa riqualificazione. È stato effettuato l'arrestamento degli argini per aumentare il volume a disposizione del corso d'acqua, il recupero di spazio allargando l'alveo ma anche la delocalizzazione di ciò che è stato costruito vicino al fiume o la rimozione delle difese spondali». 

«La regione Emilia Romagna - conclude - sta per pubblicare delle linee guida regionali per la gestione integrata dei corsi d'acqua: la sfida sarà applicarle. E' l'occasione per provare a cambiare le cose definendo gli interventi in modo partecipato, conoscendo l'evoluzione dei fiumi e confrontando diverse ipotesi ma anche mettendo in campo confronti tecnici». 

«Gli attacchi che ci sono stati rivolti dopo l'alluvione - interviene Giuseppe Castelnuovo di Legambiente - sono incomprensibili perché in realtà siamo stati proprio noi ad insistere per una maggiore cura dei fiumi. Per il futuro speriamo in una gestione migliore del territorio».

«Gli elementi che hanno causato l'alluvione - spiega Laura Chiappa di Legambiente - devono essere analizzati. Fino ad ora questa operazione non è stata fatta. Fin dall'inizio è passato un messaggio diverso: la colpa della tragedia è stata la presenza in alveo di legno e ghiaia e la colpa di questo deposito è stata di chi ha impedito che si togliessero queste cose ovvero i Verdi, gli ambientalisti. Questo è avvenuto in un silenzio totale da parte di chi avrebbe dovuto parlare delle vere motivazioni come per esempio la Regione, la Provincia, il Servizio tecnico di bacino (l'ente che prende le decisioni riguardo l'esportazione della legna e della ghiaia), il Consorzio di bonifica, tutti organi che si occupano delle aree fluviali. I sindaci di montagna hanno subito puntato il dito contro noi ambientalisti, il capro espiatorio, e tutto questo è accaduto per nascondere che il vero problema riguarda la pianificazione di queste aree«.  

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