Continua il presidio al Brennero: Coldiretti denuncia i diktat dell'Ue

Albano (Coldiretti Piacenza): «Circa un terzo, il 33 per cento, della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy contiene materie prime straniere, all'insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole»

Immagini del presidio

Continua il presidio di Coldiretti presso il valico del Brennero iniziato lunedì 7 settembre con migliaia di agricoltori, tra cui una folta delegazione proveniente da Piacenza, e proseguito nella giornata odierna con la partecipazione  del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, reduce dal Consiglio dei Ministri agricoli a Bruxelles. «Durante le operazioni di verifica di camion frigo, autobotti  e container - commenta Massimo Albano, direttore di Coldiretti Piacenza - è stato presentato un dossier Coldiretti che rileva come circa un terzo, il 33 per cento, della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy contenga materie prime straniere, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole». 

«Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversa le frontiere - spiega il direttore - è scandaloso soprattutto perché andrà a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy. L’inganno colpisce il settore dei salumi, con 2 prosciutti su 3 venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche quello del latte con 3 cartoni di latte a lunga conservazione su 4 stranieri senza indicazione in etichetta, ma anche la pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia, ed il 50% delle mozzarelle che sono in realtà fatte con latte o addirittura cagliate straniere». 

La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi bassi per il dumping sociale e ambientale.

«Un trend che mette a rischio – denuncia Coldiretti – un’agricoltura italiana che è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, con la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e con la decisione di non coltivare Ogm». 

«Siamo i primi in Europa e nel mondo - continua Albano - in fatto di sicurezza alimentare, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1.4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7.5%). Rispettiamo rigorose regole di produzione che ci consentono di immettere nel mercato prodotti di altissima qualità ma in Europa anziché valorizzare questo nostro indiscusso primato si assiste ad un crescendo di diktat alimentari a supporto di surrogati, sottoprodotti e aromi vari che snaturano l’identità degli alimenti consentendo, per esempio, per alcune categorie di carne, la possibilità di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5 per cento».

«L’accordo raggiunto a Bruxelles dai ministri agricoli e reso noto personalmente dal ministro Maurizio Martina al Brennero - conclude Albano - accoglie molte nostre proposte con il via libera all’ammasso privato per i formaggi, il burro e le carni suine, e lo stanziamento di 500 milioni di euro di risorse aggiuntive per gli allevamenti che si potranno aggiungere alle misure nazionali. E’ chiaro tuttavia che la madre di tutte le battaglie rimane l’indicazione dell’origine in etichetta per tutti i prodotti alimentari sulla quale si stanno realizzando importanti convergenze tra i diversi paesi dell’Unione». 

I diktat dell'Unione Europea sulla tavola degli italiani 

·         Latte in polvere nei formaggi - La Commissione Europea ha inviato una lettera all’Italia con la richiesta di porre fine al divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto storicamente dalla legge nazionale n .138 dell’11 aprile del 1974 che ha garantito da oltre 40 anni il primato della produzione lattiero casearia italiana. L’Italia - riferisce la Coldiretti - dovrà rispondere entro il 29 settembre 2015 a questa lettera di “diffida” sull’infrazione n.4170 con la quale in pratica si vuole imporre all'Italia di produrre “formaggi senza latte”.

·         Senza latte in Italia una mozzarella su quattro - Una mozzarella su quattro in vendita in Italia è stata ottenuta con semilavorati industriali, chiamati cagliate, che vengono dall’estero senza alcuna indicazione in etichetta per effetto della normativa europea.

·         Il similgrana low cost senza indicazione di provenienza - Nell’Unione Europea è permessa la vendita imitazioni low cost importate dall’estero del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano senza alcuna indicazione della provenienza e con nomi di fantasia che ingannano i consumatori. 

·         Il vino allo zucchero - L’Unione Europea consente ai paesi del Nord Europa di aumentare la gradazione del vino attraverso l’aggiunta di zucchero. Lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall'uva.

·         Wine kit - il vino dalla polvere - L’Unione Europea - afferma la Coldiretti - permette la vendita di pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose con la semplice aggiunta di acqua. 

·         La microetichetta dell’olio - Sulle bottiglie ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” per riconoscere gli oli importati.

·         La carne annacquata - L’Unione Europea consente per alcune categorie la possibilità di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5%. Ma per wurstel e mortadella tale indicazione puo’ essere addirittura elusa, anche se il contenuto di acqua supera tale percentuale, secondo la nuova normativa comunitaria definita con il Reg. 1169/2011 dell'Unione.

·         Il cioccolato senza cacao - L’Unione Europea ha imposto all’Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao.

·         Due prosciutti su 3 sono stranieri ma non si vede - Piu’ di due prosciutti su tre consumati in Italia sono ottenuti da maiali stranieri, ma il consumatore non lo sa perché in etichetta non è obbligatorio indicare la provenienza. Una mancanza di trasparenza che in realtà riguarda quasi la metà della spesa, dai formaggi alla frutta conservata fino al latte.

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