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L'ingresso di Amazon a Castello

L'ingresso di Amazon a Castello

«Ok a mascherine, sanificazioni e distanze di sicurezza». Covid 19, ecco l'accordo tra Amazon e sindacati

Sicurezza ed emergenza Covid, siglato l'accordo dopo gli scioperi. Ugl, Cgil, Cisl e Uil: «Chiederemo la sospensione dell’attività o la sua riduzione se non ci fosse un numero adeguato di mascherine o si incontrassero difficoltà applicative in relazione alle misure di sicurezza concordate»

E' stato raggiunto il 27 marzo un primo accordo tra Amazon e i sindacati per quanto riguarda la sicurezza, in relazione all'emergenza Coronavirus, con un protocollo da applicare nel magazzino di Castelsangiovanni del colosso dell'e-commerce.

«Abbiamo convenuto con l’azienda - dicono in una nota Ugl, Cgil, Cisl e Uil - processi di pulizia costanti e sanificazioni programmate e tracciati. La programmazione delle attività lavorative e l’organizzazione delle postazioni con la garanzia che vi siano sempre almeno 2 metri di distanza tra i lavoratori. La chiusura di docce, spogliatoi ed aree fumatori consentendo ai lavoratori di portare con sé telefonini ed altri effetti personali ed aumentando di 5 minuti la pausa retribuita. Il contingentamento degli ingressi e delle uscite che avverrà in 3 gruppi per ogni turno (2 gruppi per il notturno) e con lo stesso criterio sarà fruita la pausa ed il relativo accesso alla mensa. Controllo della temperatura in ingresso a tutti i lavoratori. Distribuzione di mascherine e guanti quotidianamente a tutti i lavoratori. Abbiamo anche convenuto che il comitato previsto dal citato protocollo, abbia compiti attivi nell’ambito delle misure condivise. Ci saranno pertanto durante i 3 turni di lavoro sempre 2 rappresentanti sindacali che, insieme a personale designato dall’azienda, potranno muoversi all’interno dello stabilimento collaborando all’attuazione delle misure ed alla verifica. Lo stesso Comitato si riunirà tutte le settimane, il lunedì ed il giovedì, ed in quelle circostanze si confronterà con l’azienda in merito ad eventuali criticità. Nell’ambito dello stesso accordo le organizzazioni sindacali hanno ribadito la richiesta di evadere solo gli ordini relativi ai beni di prima necessità.
L’azienda ha dichiarato di ritenere opportuno per il momento utilizzare il monte ore completo con l’applicazione delle misure condivise. Il verbale conclude che l’argomento rimane comunque tema di confronto».

«Per quanto riguarda la distribuzione di mascherine - sottolineano i sindacati - che notoriamente scarseggiano su tutto il territorio nazionale, le parti hanno condiviso l’obbligatorietà delle stesse e, ribadito l’impegno alla distribuzione da parte dell’azienda, hanno concordato che laddove non si riuscisse nell’approvvigionamento sarà valutato, con gli RSA, l’applicazione di ulteriori strumenti messi a disposizione della normativa vigente.
Quest’ultimo punto significa in pratica che i sindacati chiederanno la sospensione dell’attività o la sua riduzione se non ci fosse un numero adeguato di mascherine o si incontrassero difficoltà applicative in relazione alle misure del presente protocollo».

Prosegue la nota:  «E’ stata una trattativa lunga e soprattutto onerosa per i lavoratori che hanno sostenuto lo sciopero da lunedì 16 marzo ad oggi, 27 marzo. Ben 11 giorni di sciopero. E’ stata soprattutto snervante per i lavoratori rappresentanti sindacali e per la sicurezza, dal momento che in nessun caso Amazon ha accettato il confronto anche con le strutture territoriali delle organizzazione sindacali (nemmeno quando abbiamo chiesto al Prefetto di Piacenza d’intervenire per richiamare l’azienda alle responsabilità del momento) limitandosi a confrontarsi in via esclusiva con Rsa ed Rls. Questi ultimi hanno potuto avere il supporto delle proprie organizzazioni solo tra un incontro e l’altro mentre premevano su di loro i lavoratori in sciopero ed i tanti che non si son potuti permettere la decurtazione dello stipendio (gli 11 giorni di sciopero, com’è noto, non sono retribuiti) e quindi hanno ripreso a lavorare con il terrore del pregiudizio per la propria salute e quella dei loro familiari».

«Non ha certamente aiutato la trattativa il susseguirsi di decreti del Governo ed ordinanze regionali che, oltre a delineare un quadro di permanente incertezza normativa, non ha alla fine chiarito una serie di questioni fondamentali, prima fra tutte quella delle merceologie sottoposte a blocco attività e quelle rientranti nelle eccezioni. E’ nota la vastità delle merci commercializzata on line da Amazon, ma non solo.
Rimane paradossale la circostanza secondo la quale un’attività di commercio al dettaglio, per ragioni legate all’emergenza covid 19, debba restare chiusa, mentre nell’impianto Amazon di Castelsangiovanni girino oltre 1500 lavoratori al giorno e non si ravvisino le stesse ragioni di profilassi. Ne consegue anzi un vantaggio competitivo per il colosso multinazionale a danno della piccola attività, spesse volte di carattere familiare.
Dobbiamo anche evidenziare che, probabilmente a causa della circostanza emergenziale, che pur comprendiamo, dalle varie autorità preposte cui ci siamo rivolti, non abbiamo tempestivamente avuto le risposte da noi attese.
L’accordo trovato con Amazon, anche in applicazione del Protocollo del 14/03/2020, rappresenta pertanto la sola condizione per garantire la massima sicurezza possibile ai lavoratori».

Concludono i sindacati: «Ci pare di poter concludere che, pur in assenza di un quadro di regole stabili e certe, le parti sociali, con l’impegno degli RSA ed il sacrificio dello sciopero, siano riuscite a creare condizioni migliori per i lavoratori Amazon di Castel San Giovanni, stante l’emergenza sanitaria in corso. Condizioni che andranno verificate alla prova dei fatti e pertanto è stato sospeso lo sciopero».

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