Tra code e take away Piacenza entra in fase 2: «Così ci rimbocchiamo le maniche per salvare le nostre attività»

Tra code fuori dagli uffici e dai negozi (quelli autorizzati alla riapertura) e i primi caffè e panini da asporto, anche Piacenza la mattina del 4 maggio è entrata nella Fase 2 di graduale riapertura dopo il lockdown dell'epidemia coronavirus

Tra code fuori dagli uffici e dai negozi (quelli autorizzati alla riapertura) e i primi caffè e panini da asporto, anche Piacenza la mattina del 4 maggio è entrata nella Fase 2 di graduale riapertura dopo il lockdown dell'epidemia coronavirus. Sempre presenti, ovviamente, anche i controlli delle forze dell'ordine che verificano le autocertificazioni e le motivazioni degli spostamenti. Sicuramente tra le otto e mezzogiorno il traffico di auto e mezzi in tutta la città è stato quello di un normale giorno feriale pre-emergenza coronavirus, ma senza criticità fortunatamente. 

In centro storico sono stati parecchi i negozianti che, pur non potendo riaprire al pubblico, hanno alzato a metà la saracinesca dei propri locali per effettuare quei piccoli lavori di manutenzione e pulizia che erano rimasti fermi da ormai due mesi. Altri locali invece, soprattutto bar, hanno iniziato con l'attività da asporto prevista dal più recente decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: in fila e a distanza di sicurezza si attende il proprio turno, poi si prende il caffè, il cappuccio o il panino e si va altrove senza consumare sul posto, come previsto dal decreto, e come ben riportato anche sugli avvisi che i gestori hanno appeso fuori. Purtroppo però, come facile immaginare, questo non è certo abbastanza per risollevare il bilancio di una attività chiusa da settimane. In più c'è ancora l'incertezza sulla riapertura piena. La gente sentiva la mancanza del caffè? «Qualcuno sì - dice un esercente in via Garibaldi - ma c'è poco movimento e non riusciamo a pagarci nemmeno le spese. Anche se fai dieci caffè non cambia nulla. Purtroppo non c'è in giro nessuno, con lo smart working gli uffici sono chiusi e la gente è a casa perché ha paura. Siamo chiusi da più di un mese e mezzo e abbiamo dovuto buttare via molta roba. Anche in vista della riapertura ci stiamo organizzando con ditte specializzate per la sanificazione dei locali interni, ma purtroppo mancano le linee guida ufficiali al riguardo e non sappiamo come fare».

titolari panino gourmet-2«Stiamo provando a resistere a tutto ciò che è successo - dicono i titolari di Panino Gourmet in via San Donnino - ma non potrà tornare la normalità finché non potremo avere le persone sedute come era prima. Comunque siamo ottimisti». «Avevamo iniziato già da due settimane, e con tanta volontà, a consegnare i nostri prodotti a domicilio - dicono Isa e Davide al Batareu di largo Battisti - e da oggi facciamo anche il take away, affinché tutto possa tornare presto alla normalità. Attendiamo un nuovo inizio».  «E' importante non restare fermi - conferma Giulia dell'Uno Caffè di Largo Battisti - fare in modo che l'attività non perda le radici. Noi abbiamo compreso la gravità della situazione fin dall'inizio di marzo, già sapendo che non sarebbe stata una cosa breve, e cercando di pianificare al meglio come affrontarla: però nessuno si sarebbe aspettato che durasse così a lungo e che fosse così impegnativa economicamente per tutti. Non attendiamo la manna dal cielo, siamo qui per imboccarci le maniche e salvare le nostre attività. Ci auguriamo che ci diano questa possibilità. Già oggi siamo contentissimi di fare questo servizio take away che, fin da stamattina, è stato apprezzato da tanti, ma aspettiamo di tornare alla piena attività avendo imparato qualcosa di molto importante».

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