«Le misure anti contagio e il metro di distanza tra clienti al bar? Ridicole, servono solo a non pagare i danni agli esercenti»

Gianluca Cattaneo, titolare del Bar Centrale, contesta le disposizioni per arginare il diffondersi del Coronavirus, in vigore fino all'8 marzo anche a Piacenza ed emanate da Governo e Regione Emilia Romagna

Gianluca Cattaneo, titolare del Bar Centrale

«Le misure emanate per limitare il contagio? Ridicole. Non servono a contenere il virus, ma semplicemente al Governo e alla Regione per sistemarsi la coscienza e avere la scusa per non concedere gli aiuti economici previsti per la nostra categoria, che ha subito gravi pregiudizi economici a causa di questa epidemia». Gianluca Cattaneo, titolare dello storico Bar Centrale di via San Donnino, non le manda certo a dire e interviene, da addetto ai lavori, riguardo alle misure emanate dal Governo e dalla Regione Emilia-Romagna per contenere il contagio da Coronavirus in corso in tutto il Paese da più di una settimana. E proprio da esperto del settore, Cattaneo - che come gli altri esercenti piacentini fino all'8 marzo sarà obbligato, tra le altre, a far rispettare determinate distanze tra i clienti dentro il proprio locale - definisce chi ha scritto il decreto «ignoranti e incapaci in materia di ristorazione». Afferma: «Se uno non conosce questo mestiere, perché lo svolge quotidianamente e da anni, non può capire l'assurdità di queste norme e anche l'impossibilità di farle rispettare».

«Queste disposizioni non sono nemmeno chiare - attacca - si parla soltanto di persone a sedere e che stiano a un metro di distanza tra di loro: in questo modo però si vincola tutto alla conformazione del locale. Non è giusto, perché se uno ha un bar piccolo può non farlo rispettare? Oppure lo deve chiudere se non ci riesce? Non c'è scritto nella norma. Durante il normale lavoro al banco, come la mattina o il primo pomeriggio, orario soprattutto di caffetteria, gestire tutti i clienti seduti al tavolo diventa impegnativo se si devono anche controllare le distanze. Poi magari, quando si alza ed esce, uno passa a meno di un metro da un altro».

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«E nei giorni del fine settimana, quando si fa il serale, e quando tutti i posti a sedere sono già occupati cosa facciamo? Cacciamo fuori la gente?». «Premesso che la salute pubblica è innegabilmente il bene primario da tutelare a ogni costo, chi però ha pensato queste norme non sa cosa vuol dire avere un locale publico, gestire un flusso di persone. Sono disposizioni solo su base teorica, anche perché non è certamente sicuro che, anche se si rispetta un metro di distanza, non si contragga il virus». Prosegue il barista: «Manderanno in giro i vigili con il metro in mano? Se uno sposta la seggiola e oltrepassa il metro ti mette nei guai? Dobbiamo tracciare i quadrati col gesso sul pavimento del bar dicendo "da qui non puoi uscire"? E' evidentemente una manovra zoppa». «Il governo - conclude Cattaneo - ha dimostrato di non essere in grado di analizzare la situazione del comparto ristorazione, anche perché il barista che serve al tavolo rischia di contagiare o di contagiarsi. L'unica cosa intelligente per mantenere l'apertura e il servizio sarebbe stata rendere obbligatoria per tutti, clienti e gestori, la mascherina».

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