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Cronaca

Un testimone: «Così ho comprato un etto di coca dalla dominicana»

Processo per spaccio e poliziotti arrestati. Chiesta la trascrizione di 43 telefonate. Appartamento affittato ai trans grazie alle "garanzie" di un agente

Saranno trascritte entro la fine di gennaio le 43 telefonate richieste da Claudio Anastasio, l’ispettore di polizia accusato di spaccio e altri reati insieme con Eridania Cortes e Boris Angeloski. Il collegio presieduto da Italo Ghitti - latere Elena Stoppini e Maurizio Boselli - ha nominato il perito Angelo Gusella il quale ha chiesto 60 giorni per trascrivere le telefonate chieste dalla difesa di Anastasio, assistito dall’avvocato Piero Porciani, del Foro di Milano. E la telefonata – con un maresciallo dei carabinieri di Bobbio - che il difensore dell’ispettore pensava fosse smarrita è stata trovata dov’era, ha sottolineato il pm, cioè tra gli atti.

Il pm Michela Versini, poi, ha cominciato a sentire i tre testimoni indicati per questa mattina. E non sono mancate schermaglie in aula con i difensori dei due imputati stranieri. Per primo ha parlato Franco Mazzi, il carrozziere che ha già patteggiato per spaccio. In qualità di testimone assistito (il suo avvocato è Emanuele Solari), Mazzi ha risposto alle domande, cominciando dal suo arresto nell’ottobre dello scorso anno. L’uomo aveva acquistato 95 grami di cocaina da Cortes, che ha poi riconosciuto in aula. A presentare la donna a Mazzi era stata un’altra dominicana, Mercedes. Due donne che venivano chiamate in gergo come “Mary” o “mamma”. L’uomo ha raccontato come aveva conosciuto Cortes fino ad arrivare all’acquisto di un etto di coca, al prezzo di 5mila euro. L’avvocato Sisto Salotti, che insieme con Wally Salvagnini assiste Cortes ha ipotizzato che qualcuno possa aver “imboccato” l’uomo cercando di non far apparire credibile il teste attraverso alcune contraddizioni di interrogatori precedenti e sospettando che l’uomo potesse conoscere Cortes prima degli acquisti.

Marco Zambelloni, invece, era il proprietario dell’appartamento in cui poi sono stati trovati alcuni trans – secondo la procura, erano gli informatori di alcuni poliziotti arrestati i quali, nonostante sapessero che erano clandestini, li lasciavano stare in cambio di informazioni sugli spacciatori – coinvolti nell’inchiesta dei carabinieri. L’uomo ha detto di aver affittato la casa a un brasiliano che non aveva mai visto. Il mediatore è stato un suo amico, Alessandro Lamberti. Quest’ultimo dopo aver parlato con Paolo Bozzini (uno delgi agenti arrestati) aveva rassicurato Zambelloni che l’affitto sarebbe stato pagato regolarmente e che non ci sarebbero stati problemi. Il proprietario si era fidato della polizia e aveva affittato la casa, senza poi sapere che dentro ci andarono ad abitare più persone. Invece, dalle domande del pm Versini, è emerso come gli inquilini avessero poi cercato il proprietario a causa del fracasso provocato dai trans e del via vai di clienti.

Infine, l’imprenditore Antonio Calabrese ha parlato della assunzione di un altro imputato, Angeloski. L’uomo gli avrebbe detto che se lo avesse assunto, lui avrebbe trovato del lavoro per l’impresa edile. Invece non trovò nulla, ricevette due buste paga e poi il rapporto di lavoro cessò. Versini ha chiesto se non fosse stato assunto perché l’imputato aveva bisogno di avere le buste paga per rinnovare il permesso di soggiorno. Dubbio sorto anche al legale di Angeloski, Gianluigi Dodici, il quale ha sollevato dei quesiti sulla regolarità delle buste paga e sui tempi di emissione.

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