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Cronaca

Croce rossa, il Tar del Lazio sospende la privatizzazione: «Ora chi paga il danno erariale?»

I giudici del Lazio hanno accolto, con sentenza del 2 aprile scorso, la domanda cautelare di sospensione presentata dal presidente di uno dei tanti comitati locali italiani per sospendere intanto l’iter del provvedimento che ha creato non pochi malumori, anche tra il personale Cri di Piacenza

Privatizzazione della Croce rossa, un’ordinanza del Tar del Lazio sospende momentaneamente tutta la questione, soprattutto in ordine alla data di privatizzazione dei comitati locali e provinciali. I giudici del Lazio hanno infatti accolto, con sentenza del 2 aprile scorso, la domanda cautelare di sospensione presentata dal presidente di uno dei tanti comitati locali italiani per sospendere intanto l’iter del provvedimento che ha creato non pochi malumori, anche tra il personale Cri di Piacenza. Il Tribunale amministrativo regionale ha poi fissato per il 29 ottobre prossimo la trattazione di merito sul ricorso presentato contro Croce Rossa Italiana.
«Visto che con questa sentenza si torna, seppur provvisoriamente, al 31 dicembre del 2013 con tutto di carattere pubblico - si chiede Pietro Nigelli (Usb-Cri) - ora chi pagherà tutte le spese sostenute in questi mesi per la privatizzazione e il conseguente danno erariale?».

Nel frattempo si è tenuta l' 8 aprile una partecipata assemblea del personale della Croce Rossa di Piacenza, nell'ambito del percorso di mobilitazione iniziato dopo che l'amministrazione nazionale della C.R.I. ha disatteso gli accordi firmati con i sindacati riguardanti il passaggio dei lavoratori dal contratto pubblico a quello privato Anpas a causa della privatizzazione della Croce Rossa.

Il progetto di riorganizzazione al completo ribasso mette a rischio retribuzioni e posti di lavoro e di conseguenza i servizi di emergenza e soccorso forniti ai cittadini dal personale dipendente della C.R.I., altamente specializzato e professionalizzato.

Il Ministero della Salute in una lettera al presidente nazionale Cri aveva chiarito che il passaggio dei lavoratori al contratto privato sarebbe potuto avvenire solo in seguito a un decreto interministeriale che deve stabilire le norme di raccordo tra il vecchio e il nuovo contratto per garantire i livelli occupazionali e salariali. Ma dopo poche ore con un voltafaccia inaudito, la stessa Ministra ha dichiarato che il contratto poteva già essere applicato senza le tutele dovute.

Nel frattempo il passaggio al nuovo contratto Anpas ha già causato una perdita del 30% del salario, mentre la Cri continua a lucrare sulle convenzioni in essere e con il mancato rispetto degli accordi sono a rischio i posti di lavoro, in particolare del personale a tempo determinato, in servizio in media da 15-20 anni e che rappresenta quasi la metà della forza lavoro.

Inoltre, dal 1°gennaio 2015 con la completa privatizzazione dell'associazione, potrebbe aprirsi lo scenario di nuovi esuberi.

Non solo: in questo quadro già abbastanza sconfortante, a Piacenza i lavoratori a tempo determinato non sono stati trattati tutti allo stesso modo: una parte è stata inquadrata con il nuovo contratto Anpas, diventando quindi dipendente a tutti gli effetti della C.R.I. privata pur senza le norme di raccordo con il vecchio contratto pubblico. A un'altra parte, invece, è andata ancora peggio: è stato proposto un contratto di somministrazione tramite un'agenzia interinale.

Non possiamo che denunciare questa situazione, questa incomprensibile disparità di trattamento tra lavoratori che da moltissimi anni prestano la propria opera al servizio della Croce Rossa e dei suoi 7 principi e che sono stati costretti ad accettare un contratto capestro - che prelude forse al licenziamento? - perché hanno una famiglia da mantenere e un affitto da pagare.

Lo stato di agitazione nazionale proseguirà fino a quando non avremo ottenuto una soluzione concreta: il Ministro della Salute deve chiarire la posizione in merito alle sorti dei 4000 dipendenti della croce rossa, ai possibili rischi occupazionali e alla pesante perdita salariale che già stanno subendo. Senza risposte chiare e tempestive sarà sciopero.

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